Mimmo Cavallaro, musicista di riferimento per la musica popolare calabrese, è tornato a Gioiosa il 27 agosto per una delle feste più sentite della Locride: i festeggiamenti in onore di San Rocco. La serata è entrata subito nel clima ottimale che da diecine di anni inizia con il ritmo dei tamburi di San Rocco, che hanno attraversato le strade del paese fino all’arrivo davanti al palco del concerto. Solo lì, quel suono che risuonava tra la gente ha lasciato spazio a Mimmo, come un testimone passato di mano. Nella piazza, tra chi aveva già ballato dietro ai tamburi e chi aspettava solo l’inizio del concerto, si respirava quell’attesa tipica delle feste patronali, quando la musica non è solo spettacolo ma appuntamento comune.

Sono echeggiate subito le strofe popolari della tradizione, ricordando come i festeggiamenti in onore di San Rocco restino un rito collettivo, un patrimonio che la comunità continua a custodire insieme a tanti altri riti della regione. Il suo legame con la sua terra si sente nelle parole dei testi, che raccontano Chianalea e Gozza, quest’ultima la sua terra natia.
Proprio da casa sua partono i ricordi legati a Stefanazzu, quando Mimmo, ancora bambino, osservava in silenzio il nonno accordare la zampogna: un gesto lento, quasi un rito nel rito, prima di partire per eseguire le novene nei paesi vicini durante il periodo natalizio. Sono ricordi che non sono rimasti chiusi nel passato, ma si sono trasformati in musica capace di parlare al pubblico di oggi, tenendo viva la tradizione a partire dagli strumenti come la zampogna, la lira, la chitarra battente, l’organetto.

Nei testi la tradizione popolare non resta chiusa nel passato: diventa lente per leggere il presente, come in Passa lu mari, dove il racconto di un viaggio si carica di un significato sociale attualissimo. Poi arriva la tarantella, filo che attraversa tutti i brani, in particolare Santu Roccu, storia d’amore impossibile legata alla festa di San Rocco, fino alla tarantella finale, che fa ballare tutto il pubblico.
E quando quella tarantella finale travolge la piazza, è come se il primo ritmo dei tamburi di San Rocco, quello che aveva attraversato le strade del paese prima ancora del concerto, tornasse a farsi sentire non più come annuncio della festa, ma come sua eredità condivisa da tutti, sul palco e fuori. Gioiosa, per una sera, ha ballato al ritmo della propria memoria.

Artista e cantautrice specializzata nello studio e nella rielaborazione della musica popolare. Voce e percussionista (tamburi a cornice) del gruppo Ethnoclassic, affianca all’attività concertistica una formazione accademica rigorosa e un’intensa attività laboratoriale.
Iscritta al Dipartimento Musiche del Mediterraneo presso il Conservatorio Tchaikovsky di Nocera Terinese, con specializzazione in chitarra battente. Soprano nel coro Collegium Musicum Almae Matris dell’Università di Bologna. Esibizioni al Roccella Jazz Festival (2019) e partecipazioni sul palco del Kaulonia Tarantella Festival. Esibizione al Teatro del Casinò durante il Festival di Sanremo 2020 e partecipazione a Casa Sanremo 2025. Collaborazioni Artistiche: al World Music quali Eugenio Bennato, Mimmo Cavallaro, Daniele Sepe e Otello Profazio (Saga del Cantastorie).
