A 26 anni è stata scelta tra i “Designer to Watch 2026” con la collezione “Anamnesi Familiare”, la giovane fashion designer trasforma ricordi, gesti e tradizioni in un linguaggio progettuale intimo e riconoscibile. Non c’è stato un momento preciso in cui Anna abbia capito che la moda sarebbe diventata il suo lavoro. La consapevolezza è maturata gradualmente, durante gli studi, mentre ogni nuova conoscenza e competenza le rilevava le tante possibilità offerte da questo mondo: dalla teoria alla pratica, dal disegno alla progettazione, fino alla realizzazione dei capi.

“Più andavo avanti più mi rendevo conto che tutto quello che imparavo mi coinvolgeva profondamente”, racconta.
Per Anna, la moda è soprattutto uno spazio di libertà nel quale riunire interessi diversi, esprimere la propria personalità e raccontare storie attraverso forme, materiali e dettagli.
Curiosa e attratta da molti ambiti, lo studio della moda le ha permesso di far convivere passioni differenti e di trasformarle in un’unica direzione professionale. Oggi dopo aver concluso la propria formazione, sente di avere trovato la sua dimensione:
“Ho ancora tanto da imparare, ma sono certa di avere fatto la scelta giusta e non riesco ad immaginarmi in un altro ambito”.
Al centro della ricerca di Anna Mignolli si trova la collezione “Anamnesi Familiare”, un progetto profondamente personale che nasce dalla lettura di Lessico familiare di Natalia Ginzburg.
Nel libro, ogni famiglia appare come una piccola comunità capace di costruire, nel tempo, un proprio linguaggio: un insieme di gesti e di parole, di consuetudini e riferimenti che assumono un significato particolare per coloro che ne fanno parte. Un patrimonio intimo, tramandato da generazione in generazione, nel quale la nostra stilista ha riconosciuto molti aspetti della personale esperienza.
La lettura l’ha riportata all’infanzia trascorsa con i nonni e a tutti i dettagli piccoli e grandi che hanno accompagnato la sua crescita. Ricordi semplici, ma ancora presenti nel suo modo di osservare il mondo e di definire la propria identità.
Da questa riflessione nasce il titolo della collezione. In medicina, l’anamnesi famigliare consiste nella raccolta delle informazioni relative alla storia clinica dei familiari, necessarie per comprendere la propria identità biologica. Nel progetto di Anna, il termine assume invece un significato metaforico: diventa uno strumento per ricostruire le origini della propria identità attraverso frammenti del passato.

Gesti, oggetti, simboli e tradizioni si trasformano così in materia creativa. Non si tratta soltanto di evocare il passato, ma di riconoscere quanto ciò che abbiamo vissuto continui ad agire nel presente.
“Tutto ciò che ha radici profonde dentro di noi è una fonte inesauribile di ispirazione” spiega Anna.
La formazione milanese ha avuto un ruolo determinante nel percorso di Anna Mignolli. Ha capito, qui, di avere scelto la strada giusta che ha affrontato con curiosità e determinazione.
Il percorso di Fashion Design allo IED le ha fornito le basi per costruire una preparazione solida: dal disegno alla progettazione, dallo studio dei tessuti al lavoro in laboratorio, quindi dall’ideazione alla costruzione di un capo.
Successivamente un master in modellista le ha permesso di consolidare la componente tecnica e di imparare a tradurre le idee in capi concreti. Un passaggio fondamentale per un designer che considera creatività e competenza costruttiva parti inseparabili dello stesso processo.
Anna Mignolli è consapevole che la moda sia un settore in continua trasformazione. Nuovi linguaggi, tecnologie e modi di progettare aprono prospettive ancora da esplorare. È proprio la possibilità di continuare ad imparare ad affascinarla maggiormente: la certezza che, in questo mestiere, esisterà sempre qualcosa di nuovo da conoscere ed approfondire.

Il riconoscimento che Anna ha avuto come “Designer to Watch 2026” non né un punto di arrivo è soprattutto uno stimolo a proseguire, lavorare con maggiore impegno e continuare a perfezionarsi.
“All’inizio di un percorso, riconoscimenti come questo ti danno fiducia nelle tue capacità e ti ricordano che vale la pena continuare a i8nvestire nelle tue idee, senza smettere di metterti in discussione e crescere”.
Dopo aver concluso gli studi, il desiderio più immediato di Anna è di continuare ad imparare. Vorrebbe lavorare in contesti capaci di offrirle nuove occasioni di crescita, nei quali confrontarsi con persone da cui acquisire ogni giorno nuove conoscenze e perfezionare le proprie competenze, tanto creative quanto tecniche. Guardando più lontano, il sogno è riuscire a costruire qualcosa di personale: sviluppare un linguaggio creativo sempre più definito e trasformare il proprio patrimonio di ricordi, esperienze e sensibilità in un’identità progettuale riconoscibile.
Immaginare con precisione dove sarà tra cinque anni non è ancora semplice. Anna sa, però, di volere continuare a lavorare nella moda, partecipare a progetti capaci di coinvolgerla profondamente e dedicarsi con passione a ciò che fa. Senza imporsi limiti e mantenendo il coraggio di accogliere anche le opportunità che oggi non riesce ancora a immaginare.
Il suo obiettivo non è soltanto raggiungere un traguardo professionale, ma conservare la curiosità e l’entusiasmo con cui ha iniziato il proprio percorso.
“Se tra cinque anni potrò dire di essere cresciuta, di aver imparato tanto e di essere serena nel fare ciò che amo, allora avrò già realizzato una parte importante del mio sogno”.

In fondo, di questa storia, il vero soggetto del desiderio è la moda: non soltanto un mestiere da conquistare, ma uno spazio in cui memoria, identità e immaginazione possono incontrarsi.
Per Anna Mignolli è il linguaggio attraverso il quale ciò che appartiene al passato torna a vivere nel presente e si apre al futuro. Perché ogni abito può custodire una storia e ogni ricorso, quando trova la sua forma, può diventare progetto.
Le immagini della sfilata che corredano l’articolo ritraggono alcuni look della collezione “Anamnesi Familiare” di Anna Mignolli. La fotografia è di Daniele Venturelli.

Sono architetto e docente di Storia dell’Arte, Storia del Costume e Progettazione Moda, con una doppia anima professionale: da una parte l’architettura, dall’altra la cultura, la moda e la comunicazione, ambiti nei quali opero da anni. Presidente Associazione Italiana di Cultura Classica Delegazione della Locride “Maria Stella Triolo” dal 2017 in carica – Presidente Sidus Club Siderno dal 2025
