Il viaggio della XLVI del Roccella Festival Jazz, dalle ricche sonorità anche nell’ultima serata ha attraversato generi, epoche e continenti. Un finale che conferma come detto dal Sindaco Vittorio Zito “…quanto il festival, nato dall’ intuizione del senatore Sisinio Zito, cresciuto negli anni sotto la guida artistica di Vincenzo Staiano e con l’attuale direzione artistica di Mirko Onofrio, resti un punto di riferimento sempre destinato a crescere”.
Ad aprire la serata è stato Javier Girotto, sassofonista argentino che con gli Aires Tango ha eseguito il disco con cui hanno festeggiato i trent’anni di carriera, “30”, un disco che intreccia jazz, tango e ritmi del folclore argentino ispirandosi ad Astor Piazzolla. La batteria e il basso sostenevano il ritmo incalzante di piano e sax, mentre Girotto suonava con energia negli acuti e alternava sax e flauto, riportando l’ascolto alla musica popolare sudamericana senza perdere la vena malinconica tipica del tango.
Ricco e duttile anche il pianista, che tra forti e piani sosteneva le dinamiche del gruppo come in un dialogo continuo con Javier. Sono due i brani che Javier ha voluto presentare di persona, spiegandone il senso prima ancora di suonarli, come per affidare alla musica un dolore che porta ancora dentro.

“Dos de Abril” ricorda i soldati scomparsi nella guerra delle Falkland/Malvine del 1982: la tristezza si sente tutta nelle note gravi di sax e piano, che esprimono un sentimento che Girotto porta ancora con sé.
Poi ha suonato “Children’s War” brano pensato per tutti i bambini che sono le prime vittime delle guerre, Javier ha immaginato un mondo dove la guerra possa esistere solo per gioco, senza portare alcun danno. Già dall’intro sereno del piano si respira questa speranza, e le note del sax sembrano muoversi leggere come farebbero i bambini, in un brano che resta dinamico.
La seconda parte della serata è stata un ricordo di Lucio Dalla, cantautore e insieme jazzista che non amava i copioni. A dargli voce, Brunori Sas con Stefano Di Battista, Mirko Onofrio e la RoccellArchestra. Si è partiti da “Com’è profondo il mare”, canzone che parla di guerra e crisi ambientale e che resta di un’attualità capace di dare peso al ruolo sociale del cantautore. “Corso Buenos Aires” è stato il viaggio, inteso come percorso più che come meta. Dalla nelle sue canzoni espirime la vicinanza verso gli ultimi e gli emarginati ritenendoli risorse. Nel “Cucciolo Alfredo” è la speranza che ognuno di noi dovrebbe portare in sè.
Il concerto si è chiuso con “Disperato erotico stomp” e “Allegria”, per poi passare il testimone ai brani di Brunori, in un finale corale con il pubblico che ha cantato insieme a lui.
Tra il tango di Girotto e le parole di Dalla, il Roccella Jazz Festival ha chiuso la sua edizione ricordando cosa lo rende speciale di anno in anno. Un appuntamento che si rinnova con la capacità di far dialogare mondi musicali diversi senza mai perdere l’anima popolare e umana che ha sempre distinto questo Festival.

Artista e cantautrice specializzata nello studio e nella rielaborazione della musica popolare. Voce e percussionista (tamburi a cornice) del gruppo Ethnoclassic, affianca all’attività concertistica una formazione accademica rigorosa e un’intensa attività laboratoriale.
Iscritta al Dipartimento Musiche del Mediterraneo presso il Conservatorio Tchaikovsky di Nocera Terinese, con specializzazione in chitarra battente. Soprano nel coro Collegium Musicum Almae Matris dell’Università di Bologna. Esibizioni al Roccella Jazz Festival (2019) e partecipazioni sul palco del Kaulonia Tarantella Festival. Esibizione al Teatro del Casinò durante il Festival di Sanremo 2020 e partecipazione a Casa Sanremo 2025. Collaborazioni Artistiche: al World Music quali Eugenio Bennato, Mimmo Cavallaro, Daniele Sepe e Otello Profazio (Saga del Cantastorie).
