Fiato sospeso. Mente sorpresa dalle innumerevoli immagini che dipingono di colori nuovi i quattro elementi. Un susseguirsi di ali verso l’alto e verso il basso, verso destra e verso sinistra, come se volessero disegnare il mondo per poterlo prima vedere e poi immaginare. Profondo, viscerale, maturo, sentito, vero e onesto. Di un colore che colore non ha: definirlo sarebbe quasi riduttivo. Cosa significa ascoltare, osservare, comunicare? E restare, invece? Qui, nudi e privi di rumori. Non c’è fuga, ma presenza. E rimani lì ad ascoltare e osservare fino alla fine, perché non hai voglia di andare via.

La struttura, quel passaggio attraverso Novilunio, Primo Quarto, Plenilunio, Ultimo Quarto e ancora Novilunio, mi ha riportata a un movimento circolare: qualcosa che cresce, arriva alla sua pienezza, si ritrae e poi torna al principio.

Il percorso di Leda. Molto forte. Leda entra senza rimanere semplicemente un riferimento: rimane addosso. Madre Terra. “Io sono terra, mota, argilla”. È un monito per me, per noi. Una di quelle parole che dovremmo quasi stampare nei nostri cuori.

L’immagine di Dalí, capace già da sola di aprire una porta sul testo, mi ha incuriosita e mi ha fatto tornare ancora una volta a quel rapporto tra ciò che è primordiale e ciò che cerca una forma.

Forse, più di tutto, mi è rimasta questa sensazione: non è un testo da leggere soltanto. È un testo dentro cui entri. E io, una volta entrata, non avevo voglia di andare via.

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