Quanto è importante per voi la storia? Per me sapere chi sono, le mie origini per conoscere la mia identità è importante.

Ecco, questo lavoro lo fanno i Modena City Ramblers, gruppo emiliano che parte dal raccontare la Resistenza fino alle tematiche umane più attuali. Lo fanno raccontando storie dal 1991, storie di umanità e anche ieri a Gioiosa, colori ed emozioni che prendono sempre i giovani e li fanno loro. Con i Modena c’è proprio un passaggio d’identità e di popolo che viene trasmesso e tramandato dai testi più storici, e lo continuano con quelli nuovi, pieni di carica e tematiche sociali.

Sono dolci e forti allo stesso tempo: passano dal valzer alla musica forte. Figli della musica irlandese e delle gonne che continuano a indossare; è il colore che prende forza e parola allo stesso tempo.

Trent’anni sono tanti, per un gruppo musicale. Cambiano i componenti, cambiano le mode, cambia il pubblico. Loro sono rimasti, e sono rimasti proprio raccontando: prima la Resistenza, con Appunti Partigiani, poi via via tutto quello che assomiglia a una lotta, a un attraversamento, a una vita che cerca un posto nel mondo, come nel più recente Altomare, dedicato a chi il mare lo attraversa cercando salvezza. Anche una poesia di Calvino, in mezzo ai loro dischi, diventa canzone: segno che per loro raccontare la memoria significa anche saperla prendere in prestito da chi l’ha già raccontata meglio, e restituirla cantata.

Non è un caso che i più giovani li seguano ancora. Chi ha vent’anni oggi non ha vissuto niente di quello che i Modena cantano nei testi più vecchi, eppure a un concerto lo vedi cantare a memoria anche alle generazioni più giovani. Forse perché certe storie, raccontate abbastanza bene, smettono di appartenere solo a chi le ha vissute. Diventano di chi le ascolta.

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