Bologna, città di cultura e di apertura riesce sempre a divulgare, con le sue iniziative, bellezza in tutte le persone che la sanno cogliere. Luoghi come i teatri, come diceva Umberto Eco, sono spazi aperti adatti alla condivisione dell’arte per tutti i cittadini ed è proprio nell’Arena del Sole che si è dato vita ad un’idea di Vittoria Cappelli esperta di arte, danza e formazione; ha collaborato con Philippe Daverio in Passpartout ed è promotrice di spettacoli dove la danza e l’arte viaggiano insieme. “Omnia. Arti in movimento” non è stato un semplice spettacolo ma un qualcosa di davvero particolare proiettato alle nuove generazioni. Il filo conduttore è stato l’arte unita alla danza in un viaggio tra Tecnica, Opera e Idea; il tutto si è tramutato in una narrazione visiva.

Lo spettacolo è stato condotto dalla giornalista e conduttrice Paola Saluzzi e sono stati protagonisti 90 giovani danzatori e danzatrici delle scuole del territorio che sono stati capaci di emozionare il pubblico con la loro bravura. A rendere della storia dell’arte un racconto fluido, appassionato e semplice ha invece provveduto lo storico dell’arte Jacopo Veneziani. Durante lo spettacolo il percorso della storia dell’arte e l’evoluzione della danza hanno rappresentato l’evoluzione del corpo mentre l’arte esce fuori da degli schemi precisi e di perfezione e si libera diventando espressione. Un tempo l’artista era colui che sapeva riprodurre e quando più la sua tecnica fine era in grado di superare il naturale, tanto più era bravo sapendo anche creare un mondo virtuale grazie alla prospettiva. Nel rinascimento si è capito che bisognava trasmettere nelle opere i sentimenti tramite l’espressività. Uno degli esempi dell’umanizzazione nell’arte si esprime nella coreografia di danza Motus Mondi ispirata all’opera “Compianto sul Cristo Morto” di Nicolò Dell’Arca dove i ballerini sono riusciti con la loro danza ad esprimere la sofferenza che l’artista bolognese è riuscito a trasmettere con la sua opera. La danza durante la sua evoluzione ha superato le regole arrivando comunque alla bellezza. Nell’arte l’avvento della fotografia che già riproduceva la realtà ha dato il via a una nuova creatività. Bisognava andare oltre esprimendosi con i colori e anche con le forme che non sono più solo quelle classiche ma anche quelle che l’artista vuole trasmettere. Sia nell’arte che nella danza si è arrivati alla libertà di espressione che non vuol dire assenza assoluta di regole ma il coraggio conoscendole di poter creare qualcosa di nuovo. Questo è il monito che deve essere in tutti noi e che Bologna ha sempre saputo cogliere. Proprio in questa città Lucio Dalla ha saputo trasmettere il bello, le emozioni e l’umanizzazione tramite le sue canzoni. Tutto questo è stato ancora trasmesso nella coreografia dei ballerini sulle note di Piazza Grande “a modo mio avrei bisogno di carezze anch’io, avrei bisogno di pregare Dio” e i loro passi hanno dato vita a questa canzone immortale. Grazie a Bologna e alle realtà come ERT (Fondazione Emilia Romagna Teatro) che sanno far parlare tutte le arti dando voce alla bellezza da esprimere a tutti, tanto più che questo splendido spettacolo era gratuito. Speriamo che l’impegno che diffonde cultura e che coinvolge molti giovani sia un esempio da ripetere attivamente in tutte le comunità.

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