Molto sentita non solo dagli abitanti di Gioiosa Ionica, da tutta la Riviera dei Gelsomini, si è chiusa la settimana dedicata al santo patrono della cittadina ionica. Una devozione che va oltre la religiosità ecclesiastica e che non si esaurisce nella classica processione. C’è chi prega, chi balla, chi suona. Le grancasse e i tamburi sono protagonisti insieme ai devoti che, per chiedere la grazia, ballano per tutta la processione.

La processione è il culmine di giorni di attesa, durante i quali i tamburi di San Rocco hanno già risuonato per le vie della cittadina, annunciando l’arrivo della festa e scaldando l’atmosfera tra i vicoli di Gioiosa.

Il canto che accompagna l’entrata e l’uscita del santo dalla chiesa è uno dei momenti più carichi di emozione: qui i tamburi e le voci dei devoti crescono progressivamente d’intensità. Il ritmo risuona per le vie del paese, capace di trascinare chiunque lo ascolti. Durante la processione si formano le “rote”, oppure i devoti scandiscono i passi camminando dietro al santo, davanti alle chiese e alle piazze di Gioiosa: suonatori e fedeli diventano una cosa sola, uniti dalla tarantella per San Rocco.

Uno dei momenti più intensi è stato quello di una signora anziana che, dal balcone, prima ha pregato con le mani sul petto, poi si è messa a ballare i passi della tarantella al passaggio del santo, cercando infine di sporgersi per avvicinarsi a lui, quasi per comunicare con lui: una devozione da custodire, vissuta dagli anziani con una genuinità e un amore rari. San Rocco non è una festa qualsiasi: è la festa del popolo, che esprime la propria devozione in forme diverse e segna simbolicamente la fine dell’estate, lasciando nei devoti un senso di amore condiviso. Viva San Rocco.

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