La sera di domenica 14 giugno il cortile della Scuola secondaria di primo grado βPeppino Brugnanoβ dellβIstituto Comprensivo Marina di Gioiosa Ionica si Γ¨ trasformato in un vivace laboratorio di teatro open air, dove una quindicina di ragazzini ha presentato a un numeroso e attento pubblico lo spettacolo conclusivo del percorso teatrale realizzato nellβambito del Progetto PNRR βA scuola nel Ben-Essereβ, coordinato da Maria Teresa Marando e presieduto dalla Dirigente Scolastica Maria Giuliana FiaschΓ¨. Il lavoro sperimentale si Γ¨ svolto sotto la magistrale direzione di Anna Rita Gullaci, che da tempo dirige corsi di pedagogia teatrale presso scuole primarie di primo e secondo grado nei centri culturali del Lazio, dellβAbruzzo e della Calabria.

Solitamente ci si reca ad una recita scolastica con un sorriso benevolo dipinto sulle labbra, predisposti a far mostra di bonaria indulgenza verso i tentativi spesso maldestri di ragazzini volonterosi di fare bella figura di fronte a mamme e maestri, e si Γ¨ pronti a ricoprire di applausi gli immancabili intoppi, inciampamenti e vuoti di memoria dei piccoli attori. Ma niente di tutto questo Γ¨ avvenuto nel cortile della scuola. Nascosti dietro una luminosa scenografia di panneggi e forme geometriche, ecco spuntare una schiera di ragazzini, tutti in maglietta e calzamaglia neri, con cuffiette nere a nascondere i capelli, tutti caricati a molla come orologi, che βmiracolo! – si muovono sia allβunisono sia individualmente con estrema sicurezza. Si smette cosΓ¬ di aspettarsi lβinghippo e si comincia a rilassarsi e a godere di un vero spettacolo.
Dai volti imbiancati di cerone e decorati con forme geometriche dei bambini emergono vivissimi gli occhi, che ti guardano e lasciano trasparire un lavoro fatto di impegno e crescita personale, restituiti senza fatica, con divertimento, fiducia e gioia. GiΓ dopo i primi minuti il pubblico comprende di trovarsi di fronte a qualcosa di radicalmente nuovo, ben coordinato e ben recitato, guidato dalla regia di una mano ferma, consapevole e creativa, capace di scatenare lo spirito di cooperazione che tanto manca nelle compagini degli adulti e che solleva lβanimo a una spanna da terra, quando magicamente si realizza.
Lo scambio di energia fra il palcoscenico e la gradinata si fa palpabile, lβattenzione si acuisce e si focalizza, alla ricerca del senso. Ma i ragazzi sembrano indicare che il senso sta altrove. Γ nella loro gestione del corpo, della voce, della gestualitΓ , in un teatro di parola dove la persona diventa veicolo vivente del testo, ma dove abbondano anche salti, capriole e spaccate di corpi che, pur avendo grande voglia di appropriarsi dello spazio circostante, sanno anche gestire la prossemica e lβuso del contatto interpersonale. I crocchi, che si formano in un attimo, si sciolgono istantaneamente in formazioni sparse e giocose, sincrone, asincrone, fluttuanti, scalcianti, danzanti o nellβennesimo βtableau vivantβ. CβΓ¨ sia il rapporto con il suolo sia la ricerca del volo, meravigliosamente simboleggiato dalla scenografia dellβattrice Giorgia Marras, che come unβeterea Madre Natura emerge con delicati movimenti euritmici da smisurati panneggi bianchi e turchesi che discendono dal cielo e prendono vita grazie alle braccia dei ragazzi, inducendo questa materna figura a scendere sul piano terreno.
Qui essa porge ai bambini una tela bianca e delle ciotole di colore, che loro ben presto trasformano sotto i nostri occhi in un brillante affresco naΓ―f, dipinto con le dita. βEcco cosa possiamo fare,β sembrano dire i loro sorrisi βse siamo opportunamente guidati e messi in contatto con la nostra creativitΓ e con le nostre doti di improvvisazione. Ecco chi siamo.

Siamo lβUno e i molti, siamo i Frutti e lβAlbero. Guardateci, riconoscetevi in noi, nella nostra fragilitΓ e nella nostra forza – sembrano affermare – siamo corpi, menti e cuori in cammino insieme a voi, siamo Umani, siamo la promessa di un domani dove lβUmanitΓ puΓ² ancora risplendere di incrollabile intento e di fulgida integritΓ β.
A fine spettacolo Anna Rita ha raccolto dalla voce dei ragazzi e del pubblico le reazioni a caldo su cosa ci aveva insegnato quellβesperienza. Si sono udite fra i bambini parole come: non aver paura, felicitΓ , concentrazione, gioia, rispetto, coraggio, creativitΓ , impegno, amicizia, non imbarazzarsi, divertimento.
Dalla platea le voci hanno declinato emozioni e sensazioni come: commozione, bellezza, bravura, armonia, complicitΓ , novitΓ , sacrificio, impegno, passione, tanto calore e presenza, tutte parole che hanno trasmesso ai presenti la percezione di essere immersi in una. grande famiglia, nella quale siamo tutti Uno.
Dopo lo spettacolo, ci siamo intrattenuti con Anna Rita Gullaci diplomata come attrice e aiuto regista presso lβAccademia Internazionale di Teatro di Roma e specializzata nellβutilizzo di tecniche teatrali in contesti educativi. Le abbiamo chiesto il segreto di quel successo. Anna Rita gioca su molti tavoli, forte della sua esperienza di pedagogista, performer e regista, che le permette una fine percezione dei rapporti interpersonali sul piano emozionale ed energetico.
Ma ancora di piΓΉ, Anna Rita ha dalla sua parte lβinnata carica di umanitΓ che caratterizza la ricerca costante della conoscenza di sΓ© e la capacitΓ dellβartista e del pedagogo di misurarsi con gli altri, a partire da una autentica curiositΓ e da una profonda umiltΓ . La regista predilige lavorare sulla figura del cerchio che, afferma, ci permette di guardarci tutti negli occhi e che non presuppone βun primo e un ultimoβ.
Β«Si impara a comunicare attraverso il linguaggio verbale, non verbale, visivo, sonoro, che sono quelli che utilizzo durante i miei percorsi laboratoriali, e la cosa importante Γ¨ rimanere in ascolto col gruppo che si forma. E ovviamente a volte, anzi spesso, mi sorprendo, perchΓ© so da dove parto ma non so mai dove arrivo.
Nel momento in cui si crea quella connessione, che parte dalla base di fiducia, la cosa Γ¨ fatta. PerchΓ© mi rendo conto che i piccoli, ma anche noi grandi, abbiamo bisogno di tirare fuori un universo che ci appartiene. Il nostro universo messo a contatto con lβuniverso dellβaltro ci permette di conoscere delle cose di noi. Questo nasce solo nel momento in cui cβΓ¨ unβapertura. PerchΓ© noi oggi non siamo aperti.
Viviamo in un mondo che ci tartassa di tanto, troppo materiale, e questo ci porta probabilmente a una chiusura. Io la vivo come una missione. Nel mio lavoro, quando dico che la parola nasce dal silenzio Γ¨ perchΓ© cβΓ¨ prima tutto un lavoro silenzioso, che io faccio sia con i bambini che con gli adolescenti e gli adulti. Oggi Γ¨ difficile creare delle connessioni tra le persone, anche tra noi adulti, perchΓ© quello che manca Γ¨ proprio la fiduciaΒ».

Come riesci a creare questa fiducia?
Β«Mi servo del coro greco, o meglio della propedeutica della tragedia per quanto riguarda il concetto del coro greco. Abbiamo tanti corpi che rappresentano un unico corpo, tante voci che rappresentano unβunica voce. Lavoriamo sullβascolto, sullβenergia e quindi il lavoro che hai visto sulla coordinazione fra i ragazzi Γ¨ un lavoro che riprendo dalla tragedia.
Le voci sono tante ma lβidea Γ¨ quella di farle confluire in unβunica voce, ognuna con le proprie caratteristiche e quindi Γ¨ proprio in questa dinamica che le nostre voci trovano unβarmonia, perchΓ© partono da un ascolto profondo e dalla fiducia. La forza e la bellezza del teatro consiste nel fatto che abbraccia tanti linguaggi. In questa serata cβera teatro open air, dove ho usato lβarchitettura dello spazio circostante, cβerano teatro fisico, teatro di parola, teatro danza, pittura, improvvisazione, cβera il lavoro sulla voce. Quando lavoro con i bambini Io semplicemente li guido, do ma ricevo tantissimo. E poi io cerco di nutrirli di bellezza e di portare bellezza, perchΓ© oggi manca. Questo Γ¨ il mio credoΒ».
Lo slogan della serata era: βCi sono storie che iniziano da una parola, altre da un incontro. La nostra Γ¨ iniziata da un puntoβ. Lβauspicio Γ¨ che si diventi capaci di cogliere mille altri punti come questo e ci si ingegni ad βunire i puntiniβ per ritrovare la traccia di quel grande disegno fatto di vera comunicazione e di vera cooperazione che solo un ponte fra la scuola e la famiglia puΓ² assicurare al nostro futuro.

Autrice, docente, formatrice di formatori, si Γ¨ specializzata in didattica delle lingue, con un focus sullβinsegnamento dellβitaliano a stranieri e in percorsi CLIL di educazione linguistica e educazione affettiva (Social and Emotional Learning). Fra le sue esperienze professionali si contano docenze presso universitΓ in Stati Uniti, Belgio e Italia e la formazione e supervisione come Italian Curriculum Consultant preso lo State Education Department di New York. Ha curato la condirezione di programmi Study Abroad in Italia ed Γ¨ cofondatrice di associazioni educative olistiche (Villaggio Interculturale/Cross-Cultural Village; e Scuola del Ponte dellβArcobaleno di Firenze). Continua a svolgere unβintensa attivitΓ editoriale come autrice di saggi e di numerosi articoli accademici su linguistica applicata, glottodidattica, metodi didattici innovativi e come traduttrice editoriale. Pubblica poesia. I suoi progetti rappresentano un approccio olistico alla glottodidattica e alla formazione, con un modello educativo che integra lingua, contenuto, competenze socioemotive e apprendimento esperienziale, mirando sia allo sviluppo individuale degli studenti sia al rafforzamento della professionalitΓ dei docenti con un approccio centrato sullβapprendente e sullβinterazione tra conoscenza, emozioni e creativitΓ .
