C’è un filo sottile, ma tanto sottile che ha la capacità di trasformarsi in un filo d’acciaio, che lega il fragore delle bombe nei conflitti mondiali al silenzio assordante di una discriminazione tra i banchi di scuola o al buio di una violenza consumata tra le mura domestiche. Quel filo si chiama sopraffazione. Ed è proprio per spezzare questa trama che l’Amministrazione Comunale di Siderno ha scelto di scendere in piazza questa mattina con un grido che è, al contempo, un imperativo etico: “Basta Odio”.

L’iniziativa, nata dall’intuizione dell’Assessore Francesca Lopresti e sostenuta con vigore dal Sindaco Mariateresa Fragomeni, non è stata l’ennesima passerella istituzionale. È stata, piuttosto, una necessaria operazione di igiene sociale. In momento sociale in cui il linguaggio pubblico si è fatto brutale e la cronaca quotidiana sembra assuefarci al peggio, Siderno ha risposto con la forza della Polifonia Civica. E si vorrebbe tanto che questo evento, non fosse una sola noce dentro un sacco.

Il dato più politico — nell’accezione più alta del termine — dell’evento risiede nel protagonismo degli studenti. Quando i ragazzi del Liceo Artistico traducono il dolore in pittura, o le studentesse del “Mazzini” e del Polo Tecnico trasformano la denuncia del femminicidio in performance teatrale e coreutica, sta accadendo qualcosa di profondo: la scuola smette di essere solo luogo di nozioni e diventa officina di resistenza culturale.

Non è estetismo. È Storia Pubblica in atto. Portare in piazza i versi di Alda Merini o le testimonianze dirette di discriminazione, come quella toccante di Anna Dieni, significa costringere la comunità a guardarsi allo specchio. Significa ricordare che l’odio non è un fenomeno meteorologico inevitabile, ma una scelta che può essere contrastata solo con una scelta opposta e contraria: quella della consapevolezza.

La lungimiranza della manifestazione sidernese è stata quella di saper connettere i piani. La violenza non ha compartimenti stagni. Chi discrimina un compagno “speciale” a scuola sta usando la stessa logica di chi, su scala globale, decide di annientare il “diverso” con le armi. Reagire nel piccolo è l’unico modo per sperare nel grande. Vedere Forze dell’Ordine, dirigenti scolastici, associazioni e artisti condividere lo stesso palco è il segnale che il territorio della Locride possiede gli anticorpi necessari contro la deriva dei sentimenti. La musica della band degli “Spettacolari” e le riflessioni dei docenti hanno fatto da cornice a un patto sociale rinnovato: quello di non voltarsi dall’altra parte.

Siderno, con questa giornata, ha tracciato una rotta. Ha ribadito che se l’odio è un virus che si propaga nell’isolamento, la cura è la partecipazione. La sfida, ora, è fare in modo che quel “Basta Odio” non resti confinato nell’eco di una piazza, ma diventi la pratica quotidiana di ogni cittadino, di ogni famiglia, di ogni aula. Perché la pace non si aspetta: si costruisce, un gesto alla volta, con la testarda ostinazione della Bellezza.

error: Non salvare ma condividi