LA SCELTA DI ELENA: AFFRONTARE LA VITA PER ACCETTARE LA MORTE.

Cos’è l’eutanasia? Per alcuni un vocabolo sconosciuto che ad altri incute timore. Per Elena, che ha scelto di lasciare il mondo terreno per sfuggire alle sofferenze della carne, esprime il significato di liberazione e del diritto di scegliere ciò che è giusto per sè stessi. Elena ha dovuto intraprendere un viaggio lungo per trovare il tanto agognato sollievo, e che la sua scelta di porre termine alla vita possa un giorno essere un diritto per chiunque. Nella fine come nel principio, assaggiamo un sentimento che da sempre chiamiamo compassione, e quando all’alba di una vita il cuore di una madre si corrode per quei propri figli, che saranno da lì in poi fonte di preoccupazione e ansia, anche nell’inverno dell’esistenza dovremmo cominciare a riconoscere quella stessa emozione, non comecondizione avversa ma piuttosto come una concessione di empatia che la natura ci ha donatoper assorbire il dolore degli altri, e per non giudicare le scelte altrui anche quando ai nostri occhi risultano folli e scellerate. Se scavassimo nei ricordi, quelli sopiti dal presente, quelli che affiorano solo ogni tanto per darci un pugno in pieno stomaco, per molti di noi apparirebbe l’immagine diluita nella luce dei ricordi cari, di un qualcuno ormai scomparso che possa aver subito la condanna di una malattia incurabile, molti avranno deciso di alleviare la sofferenza fingendosi ragionevoli o abbracciando il proprio credo, qualcuno avrà pensato solamente dormisse e altri ancora restano in attesa di riabbracciarli; tutto in nome della compassione e nel tentativo di dimenticare le afflizioni della malattia e il disagio che l’impossibilità di alleviare le pene provoca … una compassione che cresce radicandosi tra le parole: dolore e tormento, e che dovremmo imparare ad accettare come naturali e spontanee, anche quando il lume che si spegne brucia del calore di un essere umano che non conosciamo, come per chiunque resti fermo a quel crocevia obbligato trovando una delle due strade sbarrata da una regola impostagli senza richiesta, ma che lucidamente si possa porre in fronte al bivio per riflettere indipendentemente, e pronunciare la propria soluzione … persone come Elena, come Dj Faboe come Welby, che hanno ponderato e deciso per se stessi una risoluzione ferma per zittire uno strazio, per immergersi nella pace e non accontentarsi della semplice quiete di chi attende il peggio. La vita e il rispetto per questo miracolo sconosciuto, che riempie le righe dei poemi e innalza l’umanità alla fratellanza, ci pone un quesito ineluttabile che dall’appello di Elena sgorga come fonte di accettazione, ci impone una condivisione morale su ciò che è giusto, costringendoci a soffermarci su quei diritti che ancora devono essere fissati in forma di legge, e che non possiamo più evitare. Elena non era una persona che si è arresa, ma è una Donna che ha deciso di salutarci per come è vissuta, con dignità e coraggio, e quando le forze non sono state più abbastanza per lottare, ha razionalizzato l’estremo saluto tramutandolo in una scelta… scelta come tante se ne fanno in piena libertà nell’arco di una vita, nell’intraprendere un percorso di studio, come nel lavoro o nella procreazione. Lei, oggi, ci insegna che possiamo decidere anche come, dove e con chi morire … senza l’ipocrisia degli accanimenti e senza le morali imposte dalla retorica culturale. Viviamo ed esistiamo nel periodo dei cambiamenti, alcuni avverranno e altri saranno inghiottiti dalla storia, ma Elena non cadrà nel baratro dell’oblio in cui la società relega gli sconosciuti, e grazie soprattutto a Marco Cappato che ha creduto in questo suo diritto negato, ora è al di sopra dei suoi disagi terreni, ci guarda da lassù e credo che allunghi la mano per stringere quelle del marito e della figlia … mani che le leggi degli uomini le hanno negato nel secondo momento più importante della vita. Buon riposo Elena, ed ora che le tue sofferenze ti hanno dato tregua, spero Tu sia felice di guardare in basso e vedere il tuo atto di coraggio, gioendone e compiacendoti, mentre la “Ballata di Adelina” abbraccia i tuoi pensieri e ti strappa un sorriso commosso.… e qui, chi scrive si spegne per accendersi come persona, e dal profondo di tutto ciò in cui credo voglio esprimere solidarietà per ricordare ad ognuno, che abbia avuto voglia di leggermi, che anche il migliore degli osservatori altro non vede che un’immagine relativa di chi lo fronteggia, e che solo immedesimandosi in costui possiamo scoprire altre prospettive e angolazioni, per poter comprendere al netto dei giudizi la vera storia di una posizione ferma che ha sbrogliato un dilemma, che altrimenti sarebbe stato inaccettabile moralmente. Elena, ha vinto la sua guerra per apprezzare la pace.