Non credo ci possano essere parole. Già facemmo fatica quando nel 2009, la mamma Lea era stata sequestrata, uccisa bruciata, fatta a pezzi nei dintorni di Monza, dal marito Carlo Cosco. Oggi facciamo ancora molta, ma molta più fatica a scrivere che Denise, la figlia che l’aveva seguita a Milano con amore non immaginando il tranello organizzato dal padre per uccidere la madre che aveva deciso di schierarsi a favore della legalità, denunciando il marito di appartenere alle cosche mafiose calabresi. I resti di Lea furono trovati nel 2012 in un tombino, grazie ad un collaboratore di giustizia.

Ieri Denise non ha più resistito. E alla stessa età della madre, 35 anni, si è lanciata da una finestra dell’appartamento, dove viveva a Roma. Denise dopo la tragica fine della mamma Lea aveva deciso di continuare l’opera di denuncia intrapresa dalla mamma. Era instancabile portatrice, nelle scuole, in convegni, in eventi e attività associative, della sua testimonianza. Quella di una ragazzina che ha vissuto una tragedia molto, ma molto più grande di lei. Dal giorno del ritrovamento della madre aveva deciso di essere come lei, incarnare il suo coraggio incitare all’onestà, alla giustizia. Incipit l’ha conosciuta ancora ragazza, oggi la ricorda con il suo sorriso, con la sua voglia. Sorriso e spirito combattivo che non sono bastati ad evitare il gesto estremo, che domenica l’ha condotta verso il precipizio di una finestra, facendola cadere sull’asfalto. Da domenica, giorno nel quale ha deciso di togliersi lavita, sino a ieri i sanitari hanno sempre sperato di salvarla. Ma non è stato così. Adesso Denise non c’è più. Le cause possono essere tante, molte. Tra queste quella dell’istigazione. Per questo i magistrati di Velletri hanno aperto un fascicolo contro ignoti, per istigazione al suicidio. Sequestrato il cellulare, gli inquirenti rimangono in attesa dei risultati della autopsia. La morte di Denise giunge nelle 24 ore che per la Calabria sono diventate tragiche. Denise era nata a Petilia Policastro, in provincia di Crotone e li ha vissuto sino a quando nel 2012 si è trasferita a Milano cadendo con la mamma nelle grinfie omicida del padre e dei suoi complici. Nelle stesse ore padre e due figlie originari di Gioiosa hanno perso la vita, mentre la mamma in ospedale lotta contro la morte. Ancora un incidente stradale che fa allungare la scia di un’infinita lingua di asfalto, dove non c’è giorno senza la morte. Non rimane che piangere e invocare “giustizia2 e “cautela” e chiedere scusa a chi, come ha detto il fondatore di Libera don Ciotti “ . . . non siamo riusciti a tenere qui con noi”.

Ti sei perso

errore: Non salvare ma condividi