“Da grande volevo fare il comunista”, l’ultimo libro di Ferdinando Larizza edito da La Memoria del Mondo Libreria Editrice (Magenta), si presenta al lettore come un vero e proprio documento storico ed emotivo, capace di parlare al presente con la forza dei valori universali. Il volume, impreziosito dalla pregevole prefazione del Professor Pasquale Casile, scava nelle radici di una Calabria (e di un’Italia) in cui l’appartenenza politica era, prima di tutto, un’alta e rigorosa pedagogia di massa. Nelle pagine di Larizza rivive il mondo dei figli della gente umile, di quel “terzo e quarto stato” che, all’ombra di una fede politica profonda e intellettualmente sentita, ha cercato e trovato il fuoco interiore del riscatto sociale.

Se la narrazione si snoda semplice, scorrevole e intensa, il valore della testimonianza si alza fino a toccare pagine inedite e cruciali della storia patria, comprese le vicende legate alla β€œNotte della Repubblica”. Il nucleo pulsante dell’opera, che trova eco profonda nei lettori e nei militanti di ieri e di oggi, risiede nell’idea che la vera rivoluzione non sia un atto di forza, ma un percorso di emancipazione culturale. Come ricordano le testimonianze racchiuse idealmente nel testo, β€œla rivoluzione ha bisogno di menti argute, altrimenti Γ¨ solo un cambio di potere”. Lo studio e la conoscenza diventano cosΓ¬ le uniche armi legittime per spezzare le catene dei soprusi, per rispondere all’arroganza del potere non con la violenza, ma con la superioritΓ  della bellezza, della cultura e delle idee.In questo senso, il libro di Larizza lancia un monito totalizzante che non lascia dormire sonni tranquilli ai post-comunisti, ai ricostituendi socialisti. β€œDa grande volevo fare il comunista” Γ¨ il dono di rivoluzionari nati poveri e studiosi per passione; un libro che racconta il momento in cui un intero popolo smise di parlare semplicemente di “speranza” e iniziΓ², con orgoglio e dignitΓ , a pretendere la “felicitΓ ”.

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