“Siate poesia” è l’intenzionale e appassionato invito conclusivo dello spettacolo poetico musicale condotto ieri sera da Leonardo Omar Onida, ideatore del Festival Poetico Internazionale della Sardegna, nella accogliente cornice dell’ex Convento dei Minimi di Roccella Ionica. Il performer era accompagnato dai virtuosismi alla chitarra del maestro Vincenzo Oppedisano e dalla vigorosa voce di Manuela Cricelli, cantante e terapeuta del canto. Tutta la serata si è rivelata una full immersion di poesia e musica, nell’ambito di un gemellaggio fra il Festival e il Comune di Roccella Ionica, che si rinnova puntualmente da tre anni grazie all’impegno dell’Assessora alla Cultura Rossella Scherl, coadiuvata dalla scrittrice e poetessa Antonella Iaschi.

Il titolo di questo primo appuntamento era provocatorio: “Damned. A cosa serve la poesia?” A questa domanda sono seguite profonde riflessioni e intense risposte in tutto l’arco della serata, nel riuscito tentativo di dimostrare che il posto della poesia non è sui polverosi scaffali delle biblioteche o in sezioni poco frequentate delle librerie, ma in mezzo alla gente, al “saper essere” della gente, al saper stare, vivi, in un mondo retto da una nota, quella della Bellezza, che ci appartiene di diritto e che la poesia sa cantare, forse più intimamente di ogni altra arte. L’onda poetica è stata presentata dalle parole di Onida come un risveglio alle potenzialità trascendenti del sé prigioniero della routine, delle convinzioni ereditate passivamente e delle piatte abitudini del vivere quotidiano all’interno di zone di conforto soporifere.
Questa capacità e questa fatica poetica di Onida, volte a far tracimare la poesia nella vita quotidiana, a celebrare la genuinità e la giocosità dell’azione poetica, l’immediatezza e la sorpresa dell’impulso creativo, la leggibilità del lessico, l’improvvisazione e il senso fortuito delle libere associazioni di parole coerenti anche se “fuori dalle righe”, il suono e la frequenza di parole declinate in versi sciolti che risuonano vere e poetiche anche senza assonanze e allitterazioni, unite alla concatenazione semiotica di immagini e sensazioni tipiche della poesia visiva (dalle gesta di Maradona poeta di se stesso alla tromba di Chet Baker, e molto altro): tutto ha abilmente dimostrato e amabilmente posto all’attenzione del pubblico la suprema vicinanza della poesia a ciascuno di noi.
Un avvicinamento espresso chiaramente dal pubblico in sala, che ha seguito con partecipazione l’intera kermesse. In silenzio, il pubblico ha ascoltato che la poesia non comunica messaggi ma libertà, impegno, fatica e che non promette soluzioni. Che la poesia cerca risposte a domande non ancora poste. Che essa è un fuoco che genera consapevolezza, coraggio e scelta. Che la si può davvero leggere agli amici, o durante la pausa pranzo al lavoro. E che oggi il linguaggio dei giovani è cambiato e la loro mente scrive e legge simboli, per questo il linguaggio poetico potrebbe essere il più vicino a quello dei giovani.
Forse una cosa importante che non è stata detta è questa: le parole che dici a te stesso contano. Perché il chiacchiericcio interno non cessa mai, il disturbo imposto dal continuo “rumore” prodotto da stimoli esterni alla nostra quiete mentale non dà tregua ed è acerrimo nemico dell’ascolto di sé e della poesia. Tuttavia è stato detto che la poesia può offrire l’energia necessaria per produrre le idee di cui la vita ha bisogno per essere vissuta. Nelle parole di Onida, «Noi stessi siamo le fonti di quell’energia, siamo il fuoco, e la poesia è il miglior combustibile di cui disponiamo».
Come ultima azione scenica la sala si è ulteriormente animata grazie a un’improvvisazione poetica molto coinvolgente, basata su un elenco di parole chiave precedentemente scritte dal pubblico su un cartellone, di cui Leonardo si è servito con grande abilità per realizzare à l’impromptu un vivace componimento poetico, che ha poi letto ad alta voce riscuotendo grande simpatia e un caldo applauso.
Oggi, domenica 4 ottobre, il Festival prosegue con un secondo appuntamento alle ore 19 all’ex Convento dei Minimi di Roccella Ionica, con lo spettacolo del gruppo musicale “Zu la toja” ispirato e realizzato sulla base di brani musicali basati su testi poetici in grecanico scritti dalla poetessa Francesca Tripodi.
In questo quadro composito, la tradizione linguistica locale si unisce alla musica e alla poesia per celebrare la ricchezza della cultura calabrese.
La performance avrà come protagonisti Manuela Romeo (voce e percussioni); Salvatore Familiari (chitarra classica, acustica e battente); Peppe d’Agostino (plettri, chitarre, fiati e percussioni); Vittorio Romeo (fisarmonica); e Nunzio Trapani nel ruolo di voce recitante.
L’evento sottolinea per l’ennesima volta la propensione della comunità culturale roccellese a ritagliarsi un posto di rilievo nazionale nel variegato quadro delle arti musicali, di parola e teatrali.

Autrice, docente, formatrice di formatori, si è specializzata in didattica delle lingue, con un focus sull’insegnamento dell’italiano a stranieri e in percorsi CLIL di educazione linguistica e educazione affettiva (Social and Emotional Learning). Fra le sue esperienze professionali si contano docenze presso università in Stati Uniti, Belgio e Italia e la formazione e supervisione come Italian Curriculum Consultant preso lo State Education Department di New York. Ha curato la condirezione di programmi Study Abroad in Italia ed è cofondatrice di associazioni educative olistiche (Villaggio Interculturale/Cross-Cultural Village; e Scuola del Ponte dell’Arcobaleno di Firenze). Continua a svolgere un’intensa attività editoriale come autrice di saggi e di numerosi articoli accademici su linguistica applicata, glottodidattica, metodi didattici innovativi e come traduttrice editoriale. Pubblica poesia. I suoi progetti rappresentano un approccio olistico alla glottodidattica e alla formazione, con un modello educativo che integra lingua, contenuto, competenze socioemotive e apprendimento esperienziale, mirando sia allo sviluppo individuale degli studenti sia al rafforzamento della professionalità dei docenti con un approccio centrato sull’apprendente e sull’interazione tra conoscenza, emozioni e creatività.
