È stata inaugurata, al Duomo di Cosenza, una nuova staffetta di “Segni di Cura”, la rassegna ideata e curata da Mariateresa Buccieri nell’ambito delle celebrazioni per i 450 anni del Miracolo della Madonna del Pilerio.
Un progetto che proseguirà fino a febbraio 2027 e che, ogni quattordici giorni, propone una nuova esposizione, coinvolgendo artisti del territorio e differenti linguaggi dell’arte. Una maratona artistica che continua a fare del Duomo di Cosenza un luogo di incontro tra arte, cultura, spiritualità e riflessione.


La domanda che accompagna il progetto è semplice e insieme profondissima: che cosa significa prendersi cura? A dare una risposta, attraverso linguaggi differenti, sono in questa nuova tappa Liliana Condemi, Domenico Grosso e Raffaella Piane, tre artisti accomunati, pur nella diversità delle loro ricerche, dal rapporto con la natura e con ciò che vive.
Per Liliana Condemi, la cura diventa soprattutto protezione. Le sue opere costruiscono un mondo sospeso tra realtà e illusione, dove colore e luce riportano in superficie ciò che spesso smettiamo di vedere. La natura non è soltanto rappresentata, ma sembra essere accolta e custodita.
Per Domenico Grosso, invece, la cura assume la forma del pensiero. Le sue tre sculture invitano lo spettatore a fermarsi, a osservare e soprattutto a interrogarsi. In un tempo nel quale affidiamo sempre più spesso alla tecnologia, e perfino all’intelligenza artificiale, la possibilità di elaborare pensieri, scegliere e interpretare, Grosso riporta al centro una facoltà profondamente umana: il senso critico.
Per Raffaella Piane, infine, la cura diventa recupero e trasformazione. Stoffe, fettuccine e frammenti di tessuto, materiali apparentemente destinati all’abbandono, acquistano nelle sue mani una nuova vita. La sua partecipazione alla mostra è stata resa possibile in tempi rapidissimi e Mariateresa Buccieri ha voluto ringraziarla particolarmente per la disponibilità.
Tre sensibilità diverse, dunque, che interpretano il tema della cura attraverso la protezione, il pensiero e il recupero, confermando la volontà della rassegna di non proporre un unico modo di intendere l’arte, ma di lasciare che siano gli artisti, con i loro linguaggi, a offrire nuove domande e nuove possibilità di lettura.
Nel corso della serata non sono mancati gli interventi degli organizzatori, che hanno ribadito come “Segni di Cura” continuerà il suo percorso fino a febbraio 2027, con nuove staffette, nuovi artisti e ulteriori momenti di confronto.
Un progetto costruito progressivamente anche grazie alla collaborazione con il Dipartimento SAGAS dell’Università della Calabria e altri soggetti, nel quale ciascuno offre il proprio contributo con spirito di condivisione e senza la necessità di grandi clamori. Perché, in fondo, anche questo è un modo di prendersi cura: mettere a disposizione tempo, competenze e passione per costruire insieme qualcosa che appartiene a tutti.

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