Chi dedica la propria vita agli altri vive due volte, in questa frase si racchiude l’intera esistenza di un uomo, uno di quelli che s’incontrano di rado, ma che alleggeriscono le spalle degli altri dai loro fardelli.
I Santi cambiano volto nel tempo e cambiano le loro missioni, e nei giorni moderni, questi che ci appartengono, essere Santi non trae il suo significato nei miracoli ma nella dedizione, nella forza spirituale che spinge nelle vite più difficili facendole proprie, che sprona chi avrebbe potuto fermarsi nella comodità per cedere il posto a chi meno fortunato.
La storia di Biagio Conte inizia come quella di molti, tra scuola e viaggi, tra lavoro e famiglia, finché un giorno qualcosa si è spezzato e da quella fessura una luce gli ha toccato l’anima, creando da un uomo un missionario e da un figlio un fratello per tutti.
Era salito alle cronache in una nota trasmissione che si adopera alla ricerca di persone scomparse, quando la famiglia in preda alla preoccupazione di non vederlo da tempo si era rivolta loro, per poi trovarlo lontano, intento a un cammino spirituale che dalla sua Palermo lo avrebbe portato ad Assisi, per incontrare quel luogo che mantiene il sapore del suo fondatore Francesco.
Una strada, quella di Biagio, che non si è più fermata nonostante il suo corpo fosse contrario, prima le sue vertebre che piegate dalle fatiche lo costringevano alla sedia a rotelle, e poi quella malattia ancora incognita anche alla scienza che l’ha sradicato dal corpo terreno.
Era il 2014 quando, su quella sedia a cui era incatenato, si muoveva verso Lourdes nella sua ricerca del Sublime, arrivando ad immergere quel suo corpo stanco nelle acque lacrimate dal monte benedetto; e in un momento di estasi che solo i toccati dal divino conoscono, si alzò abbandonando la sua condanna su ruote per riprendere il suo cammino, nuovamente capace di sostenere il peso della fede e della sua missione.
L’ Africa era il traguardo del suo sentiero verso gli oppressi, ma ognuno sceglie e crea la propria strada in ogni passo, e tornato nella Sicilia che gli fece da culla, capì che per aiutare non avrebbe dovuto andare molto lontano, e che i bisogni di persone lontane sono le necessità di chi ci siede accanto.
Nella sua scelta di povertà si è arricchito delle gioie rinchiuse nei bisognosi, e dietro ogni sorriso rivolto alla speranza gli si è aperto uno scrigno in cui Dio aspettava di essere compreso.
Il suo insegnamento, nella lezione di una vita durata solamente 59 anni, è nella fede che spinge quando scegliamo di partire verso gli altri, che arrivare non importa se un viaggio non deve finire, e se anche i nostri passi finiranno con la vita… il nostro esempio proseguirà quella strada senza di noi.


Maria Grazia Carnà è nata a Catanzaro e vive a Camini, un piccolo borgo in provincia di Reggio Calabria, dopo gli studi superiori presso l’Istituto Maria Ausiliatrice di Soverato perfeziona la sua istruzione presso la facoltà di Farmacia di Pisa.
Lavora nel settore per cui ha studiato fin da subito, alternando i suoi impegni con volontariato e alcune passioni irrinunciabili.
Scrive per la testata online Incipit Sistema Comunicazione con il ruolo di capo redattrice senza mai specializzarsi su un tema preciso, ma cercando temi di interesse sociale e culturale, impegno che la porterà al titolo di Giornalista Pubblicista. Nel 2023 pubblica il suo primo romanzo dal titolo “Blu ionico”, con il quale si aggiudica vari riconoscimenti, tra i quali il Premio Internazionale Panorama Golden Book Award 2024, e il Concorso Biennale Internazionale “Percorsi letterari dal Golfo dei Poeti Shelley e Byron”, grazie al quale è stato segnalato alla Fiera del Libro di Francoforte 2024. Le viene assegnata il Premio Reggio Calabria Day 2025 alla letteratura come riconoscimento del suo impegno artistico nella scrittura e nello stesso anno viene insignita del prestigioso Premio Piersanti Mattarella al Campidoglio.
