È stato conferito a Pasqualino Polifroni, fondatore dell’azienda Aspromonte Vini, il Premio Cumino d’Oro 2026, giunto quest’anno alla sua 19ª edizione. La manifestazione, promossa dalla Pro Loco di Ciminà, ha posto al centro dell’edizione il rapporto tra impresa, produzioni locali e sviluppo del territorio, attraverso il tema “Radici che diventano futuro – Tornare, restare e fare impresa nel territorio”.

L’incontro ha rappresentato anche un’occasione per affrontare alcune delle questioni che interessano da vicino i piccoli centri e le aree interne calabresi: la possibilità di creare attività economiche legate alle risorse locali, il rapporto tra formazione ed esperienza fuori regione, il ritorno nei territori di origine e la necessità di rendere sostenibili nel tempo nuove iniziative imprenditoriali.

Ad aprire la serata un resoconto sulla storia e il significato del Premio Cumino d’Oro, riconoscimento attraverso il quale la comunità di Ciminà valorizza personalità che, con la propria attività professionale, culturale, imprenditoriale o sociale, contribuiscono alla promozione del paese e della sua identità. Sono seguiti i saluti del presidente della Pro Loco di Ciminà, Gaetano Spanò, e del sindaco Giovanni Mangiameli.

La prima parte dell’incontro è stata dedicata al rapporto tra vino e territorio con l’intervento dell’esperto Pierfrancesco Multari, dal titolo “Nel calice, l’Aspromonte: il vino come racconto del territorio”.

Il contributo ha posto l’attenzione sul ruolo delle produzioni vitivinicole nella costruzione dell’identità di un’area e sulla capacità del vino di rappresentare caratteristiche che vanno oltre il prodotto stesso: vitigni, condizioni climatiche, tecniche di lavorazione, paesaggio e cultura agricola.

In questo quadro si inserisce l’esperienza di Aspromonte Vini, sviluppata da Polifroni dopo il suo ritorno in Calabria.

Dopo un periodo professionale trascorso nel Nord Italia, intorno al 2000 Polifroni sceglie infatti di rientrare nella propria regione e di avviare un’attività agricola. La prima fase è caratterizzata dalla coltivazione di lamponi e mirtilli, alla quale segue progressivamente l’interesse per la produzione vitivinicola.

Un passaggio favorito anche dall’osservazione delle testimonianze storiche presenti sul territorio, tra cui gli antichi palmenti, elementi che documentano una tradizione legata alla coltivazione della vite e alla produzione del vino.

Da questa esperienza nascono i primi vigneti e successivamente la cantina Aspromonte Vini, con una produzione orientata al biologico, alla valorizzazione dei vitigni autoctoni e a tecniche di lavorazione volte a mantenere un rapporto diretto tra prodotto e territorio.

La storia dell’azienda è stata approfondita attraverso un’intervista pubblica a Polifroni, durante la quale sono stati affrontati diversi aspetti del suo percorso.

Dal ritorno in Calabria alla decisione di investire nell’agricoltura, dalla nascita dei primi vigneti alle difficoltà incontrate nel costruire un’attività imprenditoriale in un piccolo centro, il confronto ha permesso di analizzare concretamente opportunità e criticità del fare impresa nelle aree interne.

Particolare attenzione è stata dedicata alla scelta di lavorare con vitigni autoctoni come Greco Nero, Mantonico e Magliocco, al rapporto tra tradizione e innovazione e al significato della produzione biologica all’interno della filosofia aziendale.

Un altro tema affrontato è stato quello della sostenibilità e della tutela del suolo, insieme alla responsabilità dell’impresa agricola nei confronti delle generazioni future.

Il confronto si è poi spostato sulle prospettive dei giovani calabresi.

Nel corso dell’intervista è emersa una lettura del rapporto tra partenza e permanenza meno schematica rispetto alla tradizionale contrapposizione tra “andare via” e “restare”.

L’esperienza fuori dal territorio può infatti rappresentare un passaggio utile per acquisire competenze, conoscere realtà differenti e sviluppare una maggiore consapevolezza professionale. Il ritorno può successivamente trasformarsi in una scelta imprenditoriale, a condizione che esistano capacità progettuale e condizioni adeguate per rendere sostenibile l’attività.

La vicenda di Aspromonte Vini è stata quindi utilizzata nel corso della serata come punto di partenza per una riflessione più generale sul ruolo delle produzioni identitarie nelle economie locali.

Agricoltura, enogastronomia e vitivinicoltura possono infatti contribuire non soltanto alla produzione di reddito, ma anche alla promozione del territorio, alla sua riconoscibilità e alla creazione di collegamenti con altri settori, a partire dal turismo e dalla ristorazione.

A conclusione dell’incontro è stato consegnato a Pasqualino Polifroni il Premio Cumino d’Oro 2026.

La motivazione ha riconosciuto il percorso costruito attraverso Aspromonte Vini e l’impegno nella valorizzazione delle produzioni locali, dei vitigni autoctoni e dell’identità dell’Aspromonte, sottolineando la capacità di trasformare il ritorno nella propria terra in un progetto imprenditoriale.

La serata si è conclusa con il brindisi e il momento conviviale dedicato alla degustazione dei vini.

Con la 19ª edizione, il Premio Cumino d’Oro conferma così la propria funzione di momento di riconoscimento delle esperienze legate a Ciminà e, allo stesso tempo, di occasione di confronto sui temi dello sviluppo locale, dell’impresa e della valorizzazione delle risorse del territorio.

error: Non salvare ma condividi