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Serata culturale all’ insegna de “Le storie della mosca” il libro scritto da Marina Neri in trentacinque racconti ed edito da Amazon, presentato al pubblico dei lettori della costa dello Ionio, a Melito Porto Salvo. Una serata piena di cultura e musica e impreziosita dai brani inediti del maestro Taverriti. Melito si è vista riempire la piazza di viale delle rimembranze in una serata di tutto rispetto e alto sentire, organizzata e moderata dal Circolo Meli che da anni si fa latore di eventi culturali, nelle persone di Saverio Orlando scrittore conosciuto e della prof.ssa e poetessa Silvana Sgro. A impreziosire ulteriormente la serata vi è stata la presenza della poetessa e attrice teatrale Mimma Creaco che ha con un pezzo di meta teatro fatto parlare la mosca in vernacolo. Del libro della scrittrice, non si può dire che bene, ispirato tra l’altro dal detto antico della nonna quando in presenza di una bugia la stessa esclamava alla nipote ” vulissi essiri musca”. Vorrei essere una mosca.

Un libro in racconti che muove le coscienze umane e civili, i cui i brani parlano della tragedia della guerra, degli scioperi, delle lotte e di una idea di grande libertà umana e empatica che spazia dall’ abbandono dei paesi, alla tragedia della sanità, ai ricordi di un tempo che fu, e persino all’eros mai avulso completamente dall’ amore. Non può questo articolo eviscerare una critica attenta, per via delle necessità di spazio, e per via dell’ulteriore approfondimento che chi scrive tenterà di esaudire in quel di Bova Marina giorno 21 agosto. Basti solo dire in anteprima che la mosca è l’essere duale per eccellenza, si ciba dello sterco e depone le uova nelle carcasse putride, ma è anche capace di posarsi su giulebbe zuccherose. Ha il dono, la mosca, della verità e del non detto, anche quello della leggerezza fastidiosa del ronzio. Non è il civettuolo volo del calabrone che venne portato in musica, non è la prassitaria e fastidiosa zanzara, non è nemmeno l’ape operaia del nettare. È curiosa la mosca che accompagna la vita dell’uomo da secoli, del contadino e dell’allevatore amica e nemica al tempo stesso. La mosca è un essere da cui per fortuna non ci si libera mai, perché non ci si può liberare dal volo della libertà e dall’ odore acre degli escrementi che la società produce senza il senso della solidarietà umana. Ne fece un bel monologo Ascanio Celestini, Pirandello ne scrisse persino una novella. La mosca dallo sguardo stroboscopico e osservatrice attenta, che indaga e riflette la realtà con empatia, è questa la mosca di marina neri. La mosca non siamo altro che noi con la nostra coscienza che non sa più volare, che non sa più riflettere e che non si posa più sul deserto dell’altro. Siamo mosche in preda al ddt dei giorni del postmodernismo, ma la mosca di marina neri è quella che si poggia sul nostro naso di mosche bianche in solitudine, nei giorni in cui gli intellettuali si ritirano nelle loro torri d’ avorio invece che andare nelle strade. La mosca al naso, una mosca bianca, una grappa con la mosca dentro, essere una mosca tzè-tzè, tanti modi di dire che con la mosca dei racconti sono in perfetta antitesi. Non è una mosca kafkiana inutile, non viene schiacciata dai giorni, è la mosca della metamorfosi nietzschiana, che supera la sua volontà di potenza e ritorna umana troppo umana. È la mosca che si poggia sulla coda dei popoli e degli individui vinti resi ormai pecore zoppe senza redenzione alcuna. Questo e molto altro si potrà dire su Marina Neri in questi giorni, mentre suonano le note del maestro Taverriti assieme alle parole di ” mille anni”, ” il volo della mosca” tutti componimenti da lui ideati e i cui testo sono stati scritti un po’ da Marina Neri e un po’ da altri autori come Francesco Tassone ( suo il Testo del brano il Grido del canto), sui cui svetta su tutti la profondità del testo de ” La madre del vento”. Tutto questo avrà modo di essere approfondito in un interessante tour sulla jonica che sicuramente farà parlare molto e in maniera positiva sia della Neri che di Taverriti. Ove possiamo già da ora un canto di Maldoror al contrario e assolutamente leggero, malinconico, edificante, passionale e piacevole che è un po’ zucchero e un po’ sterco come lo è la vita nostra del resto di umani fragili.

Domenico Principato è nato il 19.05.1985, fossatese di origine, si è laureato in legge con due tesi sulle consociabilità storiche e moderne e sulla rivisitazione della legge Spadoni Anselmi. Già giovane scrive il romanzo Parole d’assalto e inizia l’attività di Terzo Settore con i Fossatesi nel mondo, occupandosi di cultura. Vive da quattro anni a Bova Marina, dove collabora con l’Associazione socio-culturale Thétis APS. Ritornato in Calabria dopo tre anni di pubblica amministrazione nel Nord Italia, lavora a Reggio Calabria sempre nella p.a. . Si occupa di storia, saggistica, sviluppo sociale dei paesi in via di spopolamento e continua nella ricerca sulle consociabilità meridionali. È impegnato nel diffondere la cultura in genere.
