Un alito fresco che interrompe l’estate, questo è il ricordo di un uomo i cui passi silenziosi ancora solcano i ricordi. E intorno al significato profondo dell’intitolazione del Parco Pubblico a Don Dino Piraino nella località Foresta di Chiaravalle Centrale, ancora restituisce un sorriso a chiunque abbia anche solo fatto uno di quei passi assieme a lui.
Ci sono persone che non camminano mai davanti agli altri per rivendicare una guida, né scelgono di rimanere troppo indietro per nascondersi dalle responsabilità del mondo. Camminano semplicemente accanto, con quel passo leggero di chi sa custodire i sogni, le ferite e le speranze di chiunque incontrino lungo la via.
È difficile racchiudere in una definizione accademica o in una celebrazione di facciata ciò che è accaduto nella località Foresta, dove la comunità di Chiaravalle Centrale (e non solo) si è raccolta per intitolare il proprio parco pubblico a Don Dino Piraino. Perché chi c’era tra quei viali, tra le parole pronunciate a voce bassa e la benedizione della targa, ha avvertito chiaramente che non ci si trovava di fronte al semplice disbrigo di un obbligo commemorativo, quanto piuttosto a un atto di restituzione spirituale e umana verso un uomo la cui esistenza continua a interrogarci nel profondo.
Nel corso della vita, ciascuno di noi si imbatte continuamente in pietre e ostacoli disseminati sul cammino. C’è chi su quei sassi si arena, trasformandoli in motivi di lamento o in barriere insormontabili, e c’è chi, con la presunzione di chi sa tutto, li scaglia contro il prossimo. Esiste però una categoria rarissima di esseri umani, anime d’altri tempi e di altra tempra, capaci di raccogliere ogni singola pietra grezza che la sorte o la fatica dei giorni pone davanti, per trasformarla pazientemente nelle fondamenta di qualcosa che resta: Don Dino apparteneva per intero a questa stirpe silenziosa di costruttori di senso.
Negli anni del suo ministero non ha mai cercato la scorciatoia rassicurante delle apparenze, né ha inseguito il consenso effimero delle folle. Ha scelto invece la via più scomoda e autentica dell’aderenza totale alla realtà, restando costantemente vicino agli ultimi, a chi non fa rumore, a chi ha smesso di pretendere ascolto. La sua non è mai stata una bontà ingenua o zuccherosa; al contrario, la consuetudine con la sofferenza e la comprensione profonda delle fragilità umane non lo avevano reso cinico o distaccato, ma infinitamente più vigile, capace di cogliere la verità di uno sguardo prima ancora che si trasformasse in parola.
Osservando la giornata che ha unito la comunità, dai saluti istituzionali del Sindaco Donato Domenico Savio e del Vicesindaco Rosaria Giuseppina Rizzo, agli interventi intensi del Parroco Don Flavio Placida e di Maria Marino dell’APS Don Dino Piraino, ci si rende conto di come la filosofia della vita trovi i suoi luoghi d’elezione non nei trattati polverosi, ma nella trama minuta delle relazioni vissute.
Particolarmente illuminante, in questo senso, è stata la presentazione del volume “Don Dino Piraino: I suoi Pensieri, la sua Arte”, curata da Don Francesco De Simone insieme a Don Ivan Rauti e Mons. Salvino Cognetti. In quelle pagine si staglia il ritratto di un uomo che sapeva sognare, inventare, disegnare e soprattutto stupirsi di fronte al mistero dell’esistenza.
Era un sacerdote che sapeva tradurre il Vangelo nella grammatica universale dell’incontro quotidiano, dove ogni persona non era mai un numero o una pratica da sbrigare, ma un universo irripetibile da accogliere.
“Non servono grandi proclami per cambiare il mondo. Basta saper camminare a fianco agli altri, raccogliere le pietre del cammino per costruire ponti e continuare a donare il proprio sorriso con la gioia sincera di chi ha scelto di amare, sempre e comunque.”
Le testimonianze familiari, portate dal fratello Nicola Piraino, e la solenne Celebrazione Eucaristica officiata dall’Arcivescovo S.E. Mons. Claudio Maniago hanno poi suggellato un momento che trascende la cronaca locale per farsi universale.
Se oggi quel parco porta il suo nome, il motivo risiede in una legge non scritta ma inflessibile della morale umana: il bene compiuto con purezza d’intenti non scompare mai nel nulla, ma continua a circolare silenziosamente nel sangue e nei ricordi di una comunità.
Un parco pubblico è per sua intima natura uno spazio aperto, una geografia della sosta e del movimento dove i bambini corrono senza meta, gli anziani cercano un po’ di fresco all’ombra degli alberi e i viandanti si incrociano senza conoscersi. Non poteva esserci metafora più felice per ricordare un sacerdote che è stato, prima di ogni altra cosa, uno spazio in cui trovare rifugio, un vero e proprio “Spazio per il NOI”.
Ed è qui che la figura di Don Dino trapassa la memoria locale per diventare un vero e proprio saggio vivente sulla filosofia del legame. Viviamo in un tempo accelerato, ossessionato dall’efficienza e dalla prestazione, in cui l’altro viene spesso percepito come un ostacolo o una distrazione. La lezione che ci viene consegnata da quei viali alberati nella località Foresta ci ricorda invece che la dignità di un’esistenza non si misura su ciò che si accumula, ma su ciò che si riesce a condividere. A chi ha camminato oggi in quel parco, e a chiunque vi passeggerà domani senza conoscere forse la storia esatta di quel nome, rimane un’eredità limpida e rigorosa: la vita non chiede di essere capita attraverso sistemi complessi, ma di essere abitata con coraggio, difendendo la bellezza della tenerezza e la forza inerme della gentilezza, capaci di resistere anche quando tutto attorno sembra sbiadire.
Ci incontreremo tutti… proprio tutti! Per passeggiare dentro l’ombra fresca degli alberi e sopra l’erba umida di questo Parco che da oggi, proprio per tutti, ricorderà il nostro Don Dino.

Maria Grazia Carnà è nata a Catanzaro e vive a Camini, un piccolo borgo in provincia di Reggio Calabria, dopo gli studi superiori presso l’Istituto Maria Ausiliatrice di Soverato perfeziona la sua istruzione presso la facoltà di Farmacia di Pisa.
Lavora nel settore per cui ha studiato fin da subito, alternando i suoi impegni con volontariato e alcune passioni irrinunciabili.
Scrive per la testata online Incipit Sistema Comunicazione con il ruolo di capo redattrice senza mai specializzarsi su un tema preciso, ma cercando temi di interesse sociale e culturale, impegno che la porterà al titolo di Giornalista. Nel 2023 pubblica il suo primo romanzo dal titolo “Blu ionico”, con il quale si aggiudica vari riconoscimenti, tra i quali il Premio Internazionale Panorama Golden Book Award 2024, e il Concorso Biennale Internazionale “Percorsi letterari dal Golfo dei Poeti Shelley e Byron”, grazie al quale è stato segnalato alla Fiera del Libro di Francoforte 2024. Le viene assegnata il Premio Reggio Calabria Day 2025 alla letteratura come riconoscimento del suo impegno artistico nella scrittura e nello stesso anno viene insignita del prestigioso Premio Piersanti Mattarella al Campidoglio.










