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Questo articolo è stato redatto con il supporto dell'Intelligenza Artificiale.

“Il segreto dell’eleganza non è essere notati ma ricordati” affermava Giorgio Armani in una celebre frase. Un pensiero che racconta la filosofia e l’essenza creativa di Lilli Spina. Ho incontrato Lilli Spina due giorni fa a Siderno e proprio eleganza è il termine che meglio la descrive. Lilli ha saputo trasformare una passione nata tra le stoffe più preziose in una realtà oltre i confini nazionali.
Le sue creazioni non cercano un effetto immediato, ma lasciano a chi le guarda un’emozione destinata a durare nel tempo. Ne è un esempio il magnifico caftano, che ho ammirato insieme a Lilli; una cascata di paillette, di luce avvolgente che ispira eleganza, sicurezza in perfetto equilibrio tra alta sartorialità, ricerca di materiali e cura dei dettagli.
In questa intervista ripercorriamo la storia umana e professionale di una donna che da Reggio Calabria alle passerelle internazionali racconta la sua visione della moda che unisce artigianalità e cultura portando il nome della Calabria nel mondo.

La tua storia nasce da bambina, tra stoffe pregiate arrivate dall’America e uno specchio come primo ‘assistente’. Cosa ricordi di quei primi esperimenti?

“Ricordo la meraviglia. Avevo undici anni quando ho iniziato a creare i miei primi abiti e le mie prime borse, pur non avendo alcuna preparazione. Una mia zia viveva negli Stati Uniti e lavorava in una fabbrica tessile. Ogni volta che tornava in Italia mi portava stoffe meravigliose: per me erano il regalo più prezioso. Le osservavo, le toccavo, immaginavo come potessero trasformarsi in un abito. Non avevo un manichino, così utilizzavo uno specchio: era il mio primo “assistente”. Davanti a quel riflesso cercavo di capire come cadevano i tessuti, come prendevano forma e come potessero esprimere un’idea di eleganza.
Credo che la mia vocazione sia nata proprio in quei momenti. Non pensavo ancora a una professione, sentivo semplicemente il bisogno di creare. Ancora oggi, quando inizio a disegnare una nuova collezione, ritrovo la stessa curiosità e lo stesso entusiasmo di quella bambina che sognava davanti a un pezzo di stoffa”.

Prima della griffe, prima delle passerelle, c’è stata la sartoria: punti lenti, aghi e pazienza. Quanto conta ancora oggi la disciplina artigianale nella moda contemporanea?
“Per me l’artigianalità è il fondamento di tutto. Da ragazzina, dopo la scuola, frequentavo una sartoria. Per anni mi veniva affidato il compito più semplice: infilare gli aghi. Sembrava un lavoro marginale, invece è stata la mia più grande scuola. Osservavo le sarte, imparavo i loro gesti, la precisione, la pazienza e il rispetto per ogni fase della lavorazione. Successivamente ho lavorato anche in un laboratorio di pelletteria, un’esperienza che mi ha insegnato moltissimo non solo dal punto di vista della manualità, ma anche della cultura del fare.
Oggi viviamo in un’epoca in cui tutto deve essere immediato, ma io continuo a credere che il vero lusso sia il tempo. Un capo couture nasce da mani esperte, da competenze costruite negli anni e da una continua ricerca della perfezione. La sartoria non appartiene al passato: è il valore più contemporaneo che possiamo difendere”.

Nel 2007 la tua prima collezione Haute Couture viene presentata a Dubai. Quanto ha rappresentato quel momento per la tua crescita professionale e creativa?
“Dopo dieci anni di lavoro nel mio atelier mi sono sentita pronta a confrontarmi con i mercati internazionali. Dubai non è stata un punto di partenza improvvisato, ma il risultato di un percorso costruito giorno dopo giorno. Il successo della sfilata e l’interesse della stampa mi hanno portata ad aprire uno showroom negli Emirati Arabi Uniti. Da quel momento ho compreso che il Made in Italy autentico, quando nasce dall’artigianalità e da una visione personale, riesce a parlare qualsiasi lingua”.

Reggio Calabria è la città in cui sei nata e dove vivi. Quanto conta la Calabria nella tua idea di eleganza e nella tua identità stilistica?

“Conta moltissimo. Reggio Calabria è una terra ricca di storia, arte e luce. Vivere sullo Stretto significa convivere ogni giorno con una bellezza che ispira. Penso ai colori del mare e al fenomeno della Fata Morgana, che hanno dato vita a una delle mie collezioni più significative. Ho avuto l’onore di presentarla a Roma in occasione del conferimento del Premio Marisa Bellisario, sezione “Made in Italy – Le giovani artefici dell’eccellenza italiana nel mondo”, un momento che ha unito la mia identità creativa a uno dei riconoscimenti più importanti del mio percorso professionale.
Ho scelto di restare a Reggio Calabria, costruendo qui il mio atelier e portando il mio lavoro nel mondo senza mai rinunciare alle mie radici. Credo che il talento non abbia un indirizzo geografico, ma abbia bisogno di autenticità, visione e della determinazione di credere nei propri sogni”.

Che messaggio vorresti lasciare a una giovane ragazza calabrese che sogna di lavorare nella moda ma pensa di essere troppo lontana dai grandi centri della creatività?
“Le direi di non rinunciare mai ai propri sogni solo perché vive lontano dalle grandi capitali della moda. Io sono la dimostrazione che si può costruire un percorso internazionale rimanendo profondamente legati alle proprie radici. Servono studio, sacrificio, competenza e determinazione. Se hai qualcosa di autentico da raccontare e lavori con serietà, il mondo prima o poi se ne accorge. La Calabria non è un limite: può diventare la tua forza”.

Grazie Lilli … Che storia!

Una storia che è un capolavoro fatto di passione, studio, coraggio, di tagli su misura, soluzioni precise al millimetro. Gli abiti possono seguire le mode, ma lo stile, quando nasce dall’autenticità, non conosce confini.

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