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Ci sono storie che dalla polvere continuano a parlare di dignità, sacrificio e riscatto. Per questo è sempre tempo di parlare di sicurezza sul lavoro. Bova Marina, sensibile a simili tematiche sociali, nella Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, ha ospitato presso i locali della Biblioteca Comunale un incontro riflessione e memoria dedicato alla storia dei minatori calabresi.

L’evento, promosso dall’Associazione Socio Culturale Thétis APS e patrocinato dall’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Andrea Zirilli, ha visto la partecipazione del cav. della Repubblica Renato Mollica, presidente dell’Associazione Azulejos International, e di Paola Spanò, presidente dell’Associazione Minatori del Comune di Motta San Giovanni.
Particolarmente toccante è stata la presenza di uno degli ultimi minatori mottesi ancora viventi, accompagnato dai soci dell’Associazione che hanno condiviso ricordi, testimonianze e racconti tramandati dai loro padri. Le letture e le poesie interpretate da Maria Movilia hanno dato voce a un passato fatto di fatica, solidarietà e legami profondi.

Momento significativo dell’incontro è stato il dono del gagliardetto dei minatori mottesi alla comunità ospitante, simbolo di una memoria che continua a vivere.
Per comprendere il valore di questa testimonianza bisogna tornare al secondo dopoguerra. In una Calabria segnata dalla povertà e dalla crisi dell’economia agricola, per molti giovani di Motta San Giovanni e delle sue frazioni, come Lazzaro, il lavoro nelle miniere e nei grandi cantieri rappresentò spesso l’unica possibilità di costruire un futuro.
I minatori dovettero affrontare un nemico alquanto devastante: la Silicosi, provocata dall’inalazione prolungata delle polveri di silice durante le perforazioni in galleria. Per molto tempo il legame tra la malattia e il lavoro svolto nei tunnel venne sottovalutato, fino alle battaglie sindacali che portarono al suo riconoscimento come malattia professionale. L’incontro di Bova Marina ha ricordato che parlare di sicurezza sul lavoro significa anche custodire la memoria di chi ha contribuito al progresso pagando spesso un prezzo altissimo.
Conservare il gagliardetto dei minatori mottesi significa mantenere vivo il ricordo di una comunità di uomini che, con il loro lavoro e il loro sacrificio, hanno scritto una pagina importante della storia sociale della Calabria.

Domenico Principato è nato il 19.05.1985, fossatese di origine, si è laureato in legge con due tesi sulle consociabilità storiche e moderne e sulla rivisitazione della legge Spadoni Anselmi. Già giovane scrive il romanzo Parole d’assalto e inizia l’attività di Terzo Settore con i Fossatesi nel mondo, occupandosi di cultura. Vive da quattro anni a Bova Marina, dove collabora con l’Associazione socio-culturale Thétis APS. Ritornato in Calabria dopo tre anni di pubblica amministrazione nel Nord Italia, lavora a Reggio Calabria sempre nella p.a. . Si occupa di storia, saggistica, sviluppo sociale dei paesi in via di spopolamento e continua nella ricerca sulle consociabilità meridionali. È impegnato nel diffondere la cultura in genere.
