Uno dei tanti casi venuto alla ribalta della cronaca nera dell’Italia. Una notizia della quale non vorresti mai scrivere e che mentre batti i polpastrelli sui tasti del computer, il tuo cuore si spezza e fa fatica a riprendere il ritmo normale. E’ come un macigno che precipita improvvisamente su di te e su tutti coloro che della vita hanno “rispetto” e vivono solo per onorarla e goderne di quel dono che madre natura ha fatto ad ognuno di noi.
Quella notizia e i suoi sviluppi della morte della piccola Beatrice, di appena due anni, di Montenero, una frazione del comune in provincia di Imperia, morta in seguito a crisi respiratoria e arresto cardiaco, che gli hanno spezzato il 9 febbraio scorso la vita appena iniziata, continua a ripeterci quanto l’uomo è credule. Sul suo esile corpicino lividi e abrasioni. Sulle braccia, sulle gambe. La madre ai carabinieri dichiara che Beatrice è caduta dalle scale. Ma le condizioni sono sotto gli occhi dei carabinieri che guardano quel corpicino oramai privo di vita. Chiamano il medico legale. Da lì partono le indagini: Da febbraio ad oggi il susseguirsi di una realtà che la piccola Beatrice, assieme alle sue due sorelline di sette e nove anni, non meritano. Dio, o chi per esso, nel momento dell’accaduto non c’è stato. Non c’è nelle migliaia di vittime, adulti e bambini in particolare, che muoiono sotto le bombe delle guerre in atto. Entrano in gioco legali, consulenti e periti. Le indagini vanno avanti. Ad oggi la sola cosa certa è quella che Beatrice non c’è più.

Il dramma e la morte della piccola hanno toccato famiglie e persone che sono state, per un motivo o per un altro, coinvolte. Ma non solo. Quanto accaduto si è allargato a macchia d’olio e come un’onda anomala ha spinto la sindaca di Bordighera Marzia Baldassarre e la sua Giunta, a tutelare l’Ente, la Comunità e la Città, che loro malgrado hanno veduto gli assistenti sociali del Comune, “ . . . inizialmente oggetto di infondate polemiche – sostiene l’avvocato Giuseppe Maria Gallo – circa la pretesa sottovalutazione e minimizzazione dello stato e della qualità della vita condotta da Beatrice e dalle sorelline, quando a carico di queste ultime mai una pratica era stata aperta stante la mancanza di qualsivoglia segnalazione.
Per questi motivi, e non solo, l’Ente ha nominato il genovese, di origini sidernese, a tutelare e proteggere gli interessi dell’Ente, della Comunità e più in generale della città di Bordighera. Quindi gli assistenti sociali, i quali mai – secondo il Comune – hanno “girato lo sguardo dall’altra parte”.

In questo caso, come la storia ci ricorda, si apre uno scenario tipico di queste tragedie. Quando accade l’irreparabile, l’opinione pubblica cerca giustamente delle risposte, le quali non potranno mai sconfinare in una caccia alle streghe in odio “a chi sul territorio lavora con poche risorse e per la maggior parte dei casi”, contro muri di gomma che fanno rimbalzare richieste di mezzi, energie e strutture adeguate. Spesso insufficienti. Sarà compito dell’avvocato Giuseppe Maria Gallo affermare la verità contro la cieca menzogna, “poichè nel sistema di monitoraggio ci dice – non vi sono mai state falle e responsabilità circa il dramma consumato nell’ombra impenetrabile delle mura domestiche”. I vari pool legali studiano il caso e cercano di fare chiarezza. C’è una bambina trovata morta. Chi è, o chi sono i responsabili? La giustizia riuscirà a fare piena luce. A tutelare e trovare le conclusioni di questa tremenda vicenda viene chiamato uno dei penalisti italiani che nella sua carriera ha saputo dare risposte a chi ne aveva bisogno. L’avvocato Giuseppe Maria Gallo considera il profilo dell’esposizione delle ragioni che giustificano la domanda agli effetti civili, introdotto dalla legge Cartabia, una delle più significative peculiarità poste a tutela della persona offesa nel processo penale, anche quando si tratti di enti pubblici. In questo caso specifico, peraltro, l’argomento risulta certamente più complesso ove si consideri che l’orrendo crimine in questione è costituito da una vicenda gemmatasi fra soggetti privati.

“Tralasciando, in questa sede, ogni dettaglio, che pur sarà necessario allegare in prospettiva processuale, il vulnus – ci dichiara l’avvocato Giuseppe Maria Gallo – che la Città di Bordighera ha subìto, a cagione dell’enorme clamore mediatico della vicenda presupposta e sotto molteplici profili, è del tutto evidente presso l’opinione pubblica. Giova, però, concentrarsi su un aspetto in particolare, giacchè esiste una giurisprudenza di orientamento restrittivo, che limita, nei casi di reati commessi da privati, il diritto alla costituzione di parte civile del Comune per “danno d’immagine. Ai fini processuali, – continua l’avvocato – risulta sufficiente constatare il danno arrecato, al Comune, dall’oramai irrefrenabile populismo, a cagione dell’infondata accusa di inadeguatezza e/o sottovalutazione del caso, da parte dei suoi Servizi Sociali, i quali non disponevano di alcun fascicolo sulla piccola Beatrice, attesa la mancanza di qualsivoglia pregressa segnalazione su di esso. La massa di sferzanti ed ingiuriosi commenti ed opinioni, in programmi e quant’altro, di mass media e rete, sugli Assistenti Sociali del Comune, lo dimostrano; uno per tutti:” E i servizi sociali? Assenti. Silenti. Come se quella bambina non fosse mai esistita nel loro radar, nei loro fascicoli, nelle loro agende fitte di riunioni e protocolli.”
Secondo il legale si configura quell’immediato “danno all’immagine” in termini di lesione della reputazione e del prestigio dell’Ente, oltre che a livello generale, per le possibili, deteriori, ricadute dell’evento criminoso sul patto fiduciario stretto fra l’Istituzione e la propria Comunità.
Quello che sta accadendo è una delle maggiori storture, che potremmo definire: “sostituzione del processo giudiziario, con il processo mediatico”. Un ennesimo caso di potere che si crea quando questa “società” si trova davanti all’orrore indicibile della morte di un bambino. Quando la morte si trasforma nel bisogno assoluto di trovare un colpevole non solo materiale, ma anche sistemico. La piega più drammatica è che moralmente viene meno il circuito della fiducia. L’indignazione valica i confini tralasciando il genuino e nobile sentimento di giustizia e protezione verso i più deboli e finisce per aggredire e distruggere quel patto fiduciario tra comunità e Stato. Il tutto è un vero e più volte accaduto, una sconfitta sociale, perché si è incapaci di accettare il limite umano nei confronti dell’orrore, del male, così si preferisce il caos mediatico, al posto di una giusta ricerca della verità.

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