
Questo articolo è stato redatto con il supporto dell'Intelligenza Artificiale.
Grazie alla costruzione dello spirito di squadra e di un ambiente più favorevole all’espressione di sé, i ragazzini di una classe disfunzionale della scuola primaria hanno iniziato a verbalizzare i propri talenti personali, facilitati da una tecnica sullo sviluppo dell’autostima. Le espressioni di unicità dei singoli poi sono state condivise nel gruppo, che le ha commentate e che infine ha proposto di rappresentarle in un poster a forma di fiore. I ragazzi hanno scelto di usare la metafora dei petali (su ciascuno dei quali erano scritti il nome e il talento unico di un bambino) e del fiore, affinché raccogliesse e valorizzasse anche visivamente il loro percorso.
Scrive Alan Watts, un celebre filosofo e studioso di buddhismo Zen: «Vedete, quando fate qualcosa lo assemblate, cioè sistemate le sue parti, lavorando dall’esterno verso l’interno. […] Tuttavia, quando si osserva qualcosa nell’atto di crescere, il processo muove in direzione inversa, vale a dire dall’interno verso l’esterno. Il termine di crescita indica qualcosa che si espande, si sviluppa, sboccia, e che interessa simultaneamente ogni sua parte».
Anche quei ragazzini hanno intuitivamente concepito la propria crescita emozionale attraverso una metafora naturale, partendo da una vision quest all’interno di se stessi che ha fatto portare all’esterno e sbocciare il loro Fiore dell’Unicità. Il loro è stato un atto realmente creativo, poiché ha prodotto qualcosa che prima non c’era. Così un ambiente di classe litigioso, caratterizzato da maldicenze, competitività e frustrazione, si è evoluto in un ambiente dominato da ascolto, consapevolezza, cooperazione e stima di sé e dell’altro.
Di fronte al perdurare e al peggiorare del fenomeno delle violenze psicologiche e verbali, è sempre più cruciale mettere in campo sistematicamente l’educazione socioemotiva a scuola, per infusione nelle materie scolastiche e soprattutto, nell’opinione di chi scrive, nel settore dell’insegnamento linguistico. Questo al fine di tracciare nuovi percorsi di apprendimento sostenibili, capaci di sanare la convivenza civile di cui la scuola e la società hanno un grande bisogno per prosperare.
Per insegnanti, genitori e allievi, il successo di un percorso come questo prevede la volontà di esplorare in prima persona i nodi di crescita emotiva coinvolti negli apprendimenti che poi l’individuo scambierà con gli altri. Questa volontà promuoverà abilità orientate verso un processo che muove dall’interno verso l’esterno, ossia l’unico processo per cui abbia senso parlare di vera «crescita».
Occorre sostituire alla frammentazione dei saperi una nuova forma di concertazione educativa, olistica e sistemica, che ristabilisca l’equilibrio fra le vie neurali del sapere cognitivo e del sapere emotivo, fra la testa e il cuore, mirando allo sviluppo globale della persona umana in quanto essere unico e speciale, sostenendola nella sua ricerca di un equilibrio interno che inevitabilmente andrà a riflettersi positivamente sul mondo esterno.
Scatta qui l’analogia con la Legge ermetica della Corrispondenza, che recita: «Come dentro così fuori, come fuori così dentro», a indicare che tutto ciò che avviene all’interno di noi influenza la realtà fuori di noi, e viceversa. Se le parole dell’odio attecchiscono dentro, è perché in chi le ascolta c’è una rispondenza, una vulnerabilità interiore a quel tipo di ferimento, che deve essere sanata.

In una simile prospettiva, l’ecologia interiore del docente esercita un impatto costante sull’ecologia dell’aula. Il suo sentire si riflette sul sentire dei suoi allievi. Le sue credenze informano e modellano anche il quadro etologico della sua relazione con l’allievo e col sapere. Per capire il fuori dobbiamo vedere il dentro, per capire il dentro dobbiamo guardare il fuori. Oggi la disfunzionalità emotiva, la guerra delle nostre passioni interne, sta mettendo in crisi il nostro ambiente interiore, familiare, comunitario e globale, che apparentemente non ci sostiene più per la vita. In questo senso il percorso sulle emozioni fatto dagli insegnanti di quei ragazzi a partire dal lavoro su di sé è stato determinante, per poter riflettere ai loro allievi le consapevolezze e strategie acquisite, «in-formando» l’intelligenza emotiva dei loro alunni. Hanno saputo insegnare con l’esempio a prendere consapevolezza del potere distruttivo e costruttivo delle parole, inteso come atto di responsabilità personale, come scelta individuale di linguaggio che i ragazzi decidono di usare per stare al mondo, e per creare la loro realtà quotidiana.
Chiediamoci allora: A chi spetta il compito di salvare il futuro dalla divulgazione tossica? Se è lecito sperare, perché non augurarsi la nascita, sulle orme della lotta in difesa del clima meteorologico guidata dai ragazzini, anche di un giovane movimento a difesa del clima emotivo della nostra specie? A livello profondo, protestare contro la violenza sul clima non equivale forse a protestare contro la nostra violenza verbale ed emotiva? Le radici sono le stesse («Deus sive Natura», insegnava Spinoza) e affondano nella sostanza infinita che genera tutta la vita nelle sue infinite manifestazioni.
Lottiamo allora, in prima persona, per modificare l’ethos della rabbia e dell’odio, per contrastare le tempeste emotive futili e gratuite, i fulmini delle maldicenze, le emissioni di offese, denigrazioni e soprannomi malevoli, le supercelle di odio scatenate dagli hater. Uniamoci per ripulire il linguaggio dalla caligine di parolacce e insulti, per disperdere i miasmi dell’uso punitivo del silenzio, nelle famiglie e nella società; lavoriamo per depurare gli atti linguistici diseducativi e inefficaci attinenti al giudizio, come insultare, incolpare, umiliare, minacciare, etichettare e criticare. Facciamo pace con se stessi per riflettere sul mondo esterno le competenze conquistate facendo pace con se stessi.
Il processo non può funzionare all’inverso. Ognuno di noi lo può intraprendere. Ogni insegnante e genitore, ogni bambino e adolescente può lavorare per il nostro futuro, se gliene viene data l’opportunità, a partire dalla scuola dell’infanzia fino alle aule scolastiche, e a quelle dei nostri atenei.

Autrice, docente, formatrice di formatori, si è specializzata in didattica delle lingue, con un focus sull’insegnamento dell’italiano a stranieri e in percorsi CLIL di educazione linguistica e educazione affettiva (Social and Emotional Learning). Fra le sue esperienze professionali si contano docenze presso università in Stati Uniti, Belgio e Italia e la formazione e supervisione come Italian Curriculum Consultant preso lo State Education Department di New York. Ha curato la condirezione di programmi Study Abroad in Italia ed è cofondatrice di associazioni educative olistiche (Villaggio Interculturale/Cross-Cultural Village; e Scuola del Ponte dell’Arcobaleno di Firenze). Continua a svolgere un’intensa attività editoriale come autrice di saggi e di numerosi articoli accademici su linguistica applicata, glottodidattica, metodi didattici innovativi e come traduttrice editoriale. Pubblica poesia. I suoi progetti rappresentano un approccio olistico alla glottodidattica e alla formazione, con un modello educativo che integra lingua, contenuto, competenze socioemotive e apprendimento esperienziale, mirando sia allo sviluppo individuale degli studenti sia al rafforzamento della professionalità dei docenti con un approccio centrato sull’apprendente e sull’interazione tra conoscenza, emozioni e creatività.
