Giacomo Matteotti non è solo memoria. È domanda di giustizia sociale. Oggi ricorre il 102° anniversario dal rapimento ed assassinio del deputato Giacomo Matteotti, ad opera di una squadra fascista. Il suo contributo alla vita e alla storia del Paese è stato enorme e ci sentiamo di richiamare solo alcuni dei messaggi che ci ha lasciati. 1. La voce contro il potere. Aveva la virtù della sincerità, di dire ad alta voce ciò che tutti pensano, ma non sempre osano esprimere. Fu ucciso per aver mostrato, in Parlamento, le prove dei brogli e delle violenze fasciste. Oggi ci ricorda che denunciare l’abuso è sempre scomodo. Ma la democrazia senza testimoni non regge. Ci ricorda l’attualità della lotta antifascista. 2. Istituzioni da difendere ogni giorno. La difesa del libero Parlamento non era un gesto. Era responsabilità: «Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta.
Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo. Le regole valgono solo se qualcuno le fa valere. E anche in quel frangente la monarchia dimostrò tutti i suoi limiti. Alla richiesta delle opposizioni aventiniane di destituire Mussolini, responsabile politico dell’omicidio, Vittorio Emanuele III si appellò allo Statuto Albertino «Io sono sordo e cieco. I miei occhi e le mie orecchie sono il Senato e la Camera» e rimase passivo, senza intervenire. 3. Politica come dovere, non carriera Rifiutò compromessi e privilegi. In tempi di slogan, ci riporta al centro una idea semplice: chi rappresenta il popolo risponde al popolo. 4. Il silenzio costa più del coraggio. Dopo di lui molti tacquero. E da quel silenzio nacque la dittatura, un periodo buio e doloroso per la storia d’Italia. È l’avvertimento più lucido: normalizzare l’illegalità è il primo passo verso la deriva. Matteotti sarà a fianco delle classi bracciantili e si proporrà il miglioramento della loro condizione e relazione con gli agrari, attraverso la riscrittura dei contratti di lavoro e l’uso della contrattazione. La recente strage di Amendolare, consumata in pochi attimi e davanti alle telecamere, in cui quattro cittadini stranieri, braccianti agricoli, sono morti bruciati vivi all’interno di una Fiat Ulisse, richiama l’attualità del suo pensiero. Ritenere normale lo sfruttamento, lo schiavismo e la strage dei braccianti porta a legittimare la violenza, i maltrattamenti e le uccisioni. Si perde la ragione morale e l’intima essenza dello Stato. Il pensiero e le lotte di Giacomo Matteotti sono ancora oggi sempre più attuali per il riscatto sociale e democratico degli ultimi. Siderno lì 9/6/2026 ANPI – Sezione di Siderno
Il Presidente Giuseppe Oppedisano

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