Lo spopolamento dei borghi interni e la conseguente perdita di un patrimonio identitario millenario sta diventando, col trascorrere del tempo, un vero dramma sulla pelle di chi rimane. In modo particolare gli anziani. Che spesso rimangono soli e senza adeguata assistenza. Vito Teti, noto scrittore, antropologo e saggista italiano padre del concetto e termine “restanza”, indicato dall’Accademia della Crusca come “l’atteggiamento di chi, nonostante le difficoltà e sulla spinta del desiderio, resta nella propria terra d’origine, è l’ispiratore dei dipinti della pittrice romana Gloria Tranchida Nei suoi lavori, l’artista è come se, a chi guarda, facesse fare un viaggio cromatico e concettuale nel cuore di una delle ferite più profonde e aperte del Mezzogiorno.

I suoi dipinti saranno esposti da oggi, lunedì 8 giugno 2026 alle ore 17:30, presso i locali della “Casa degli Archi” (in via Nazario Sauro a Stilo), dove sarà inaugurata la mostra dal titolo emblematico: “Esodo. L’abbandono dei paesi”. La rassegna, curata con sensibilità critica da Isabella Cruciani, rimarrà aperta al pubblico sino al 28 giugno 2026 e rappresenta un importante momento di riflessione collettiva per tutta la Locride.

L’iniziativa è promossa dalla Biblioteca Calabrese di Soriano Calabro e gode del patrocinio del Comune di Stilo, a dimostrazione della sinergia tra le istituzioni del territorio nel sostenere eventi capaci di unire l’alto valore artistico all’impegno sociale.Il fulcro dell’intera produzione pittorica di Gloria Tranchida risiede nella sua profonda connessione con la letteratura e la ricerca sul campo. Le tele in mostra sono infatti espressamente ispirate ai testi di Vito Teti, celebre antropologo e scrittore calabrese che ha fatto della “restanza” e dello studio dei paesi abbandonati il centro del suo percorso intellettuale. Non a caso, la cerimonia di inaugurazione di questo pomeriggio vedrà proprio la partecipazione straordinaria del prof. Vito Teti, il cui intervento offrirà una preziosa chiave di lettura per decodificare il legame profondo tra la parola scritta e il segno pittorico sulla tela.
Attraverso geometrie tormentate, contrasti materici e tonalità che richiamano la pietra, la polvere e il silenzio delle case rimaste vuote, l’arte di Tranchida dà voce e forma alla nostalgia, ma anche alla fiera resistenza di quei luoghi che rifiutano di scomparire dalla geografia sentimentale della Calabria. Stilo, borgo simbolo di storia e spiritualità, diventa così la cornice ideale per ospitare un dibattito aperto sul futuro delle comunità aspromontane e collinari.

error: Non salvare ma condividi