La storia del catojo di nonno Toto – To catòghi tu pappù ‘Ntoni racchiude in sé l’essenza più autentica della Calabria grecanica: la resilienza delle donne incarnata da donna Clementina, la dedizione alla terra e la capacità di trasformare la memoria storica in un ponte verso il futuro. Questo luogo, oltre a custodire l’antica tradizione contadina legata alla lavorazione del vino, oggi accoglie e promuove l’arte, la cultura e l’artigianato locale. La rinascita di questo spazio è curata dall’Associazione Thétis APS, presieduta dalla dott.ssa Teresa Carmine Romeo, nipote di Antonio Maisano detto “Toto” e pronipote di donna Clementina Attinà, figure storiche e protagoniste assolute di questo luogo. La storia del catojo affonda le radici nel coraggio di Donna Clementina Attinà. Originaria di Condofuri e proveniente da una buona famiglia, va in sposa al carabiniere palizzese Bruno Marino, trasferendosi a Palizzi. Quando il marito parte per la campagna d’Etiopia e, successivamente, per il fronte della Seconda Guerra Mondiale, Clementina resta da sola in paese a crescere tre figli.

Senza perdersi d’animo, lavora instancabilmente e costruisce un vero e proprio impero, diventando la prima donna imprenditrice del paese, stimata e rispettata da tutta la comunità. Il 15 settembre 1940 il marito muore in guerra. Clementina, pur vestendo il nero del lutto, non si abbatte e guarda avanti: acquista Palazzo Alberti, nei cui sotterranei si trova il catojo, lo spazio tipico dell’epoca destinato alla lavorazione e conservazione del vino, in una Palizzi che già allora era un fulcro d’eccellenza per la viticoltura. Con il tempo i figli crescono, viene acquistata una vigna. La figlia di Clementina sposa Toto Maisano il quale si dedica alla coltivazione dei vigneti. Il catojo prende vita, profumando di uva, mosto e tradizione. Per anni, nonno Toto vi lavora instancabilmente, producendo un vino eccellente.

Alla morte di Toto il catojo è rimasto chiuso per lungo tempo, ma non è mai stato dimenticato. È rimasto sospeso nella poesia contadina dei suoi profumi passati, aspettando una nuova vita. Quella nuova vita è arrivata grazie alla volontà e all’impegno della nipote, Teresa Carmine Romeo. Teresa ha ristrutturato l’ambiente mantenendone intatte le caratteristiche storiche e trasformandolo in un piccolo museo. Al suo interno oggi è possibile ammirare: La vasca originale dove veniva pigiata l’uva e prodotto il vino. Il torchio antico utilizzato da nonno Toto. Una vecchia macchina da cucire Singer, inserita per omaggiare il lavoro di sarta della bisnonna Clementina e piccoli oggetti d’epoca che richiamano la quotidianità della vita contadina di un tempo.

Dall’inaugurazione a oggi, il catojo ha spalancato le sue porte a qualsiasi forma d’arte e artigianato. Ha ospitato mostre di icone bizantine, lavori di cucito creativo, l’arte giapponese del Komorebi, esposizioni di scultura e molto altro. Il viaggio del catojo non si ferma qui: lo spazio continuerà a ospitare nuove iniziative, offrendo accoglienza e visibilità a chiunque desideri conoscere questa splendida realtà e collaborare esponendo la propria arte nel cuore del borgo di Palizzi.Ideato e gestito dall’Associazione Thétis APS, Presidente Dott.ssa Teresa Carmine Romeo. Spazio aperto ad artisti, artigiani e visitatori desiderosi di scoprire la cultura autentica del territorio. In occasione del 2 giugno il catojo ha riaperto le porte offrendo un’atmosfera magica con le candele artigianali in cera di soia firmate Marisol Candele, sapientemente dislocate tra le antiche mura di pietra del catojo. Un’ iniziativa che ha voluto valorizzare la bellezza dell’artigianato locale e l’espressione creativa incastonata nel tempo.

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