L’invisibile, il dolore, la gioia, l’amore, il tradimento, l’arte si fermano nel proprio io e nella tecnologia di un’immagine che li vuole rappresentare per comunicare. Per gli studenti dei Licei Mazzini di Locri sarà un’emozione che ricorderanno per tutta la loro vita. Presso la Biblioteca “Gaudio Incorpora” di Palazzo Nieddu del Rio a Locri, alle ore 09:00, si terrà la conferenza stampa di presentazione della mostra “Chiama le cose con il loro nome”, rassegna che raccoglie le opere fotografiche degli alunni dei Liceo e alle ore 10:00 seguirà il taglio del nastro all’interno delle sale del Museo del Territorio. L’inaugurazione vedrà un fitto panel di interventi istituzionali: la dirigente scolastica dei Licei Mazzini, Rosalba Zurzolo; la direttrice del Museo e Parco Archeologico di Locri Epizefiri, Elena Trunfio; il presidente di Civitas, Luciano Gerardis; il sindaco di Locri, Giuseppe Fontana, insieme all’assessore alla cultura Domenica Bumbaca, e la curatrice dell’evento, la storica dell’arte e referente per le manifestazioni culturali del liceo, Stefania Fiato.

L’esposizione e i relativi laboratori rappresentano il prezioso contributo dei Licei “Mazzini” (grazie anche al supporto delle professoresse Girolama Polifroni e Simona Romeo) al Progetto Civitas 2025-2026, la rete ultradecennale che promuove l’educazione civica e la legalità nelle scuole della Città Metropolitana. La tematica di quest’anno, Linguaggio-Rispetto-Tolleranza, è stata declinata dai liceali locresi sul concetto di “parola” come strumento essenziale per edificare la realtà: ciò che non ha nome, del resto, non esiste. Assumendo l’adolescenza come osservatorio privilegiato, il progetto ha guidato i discenti in un viaggio introspettivo e terapeutico, usando la fotografia contemporanea per dialogare con le antiche sale archeologiche di Palazzo Nieddu, secondo una cifra curatoriale ormai consolidata della professoressa Fiato.
Il cuore della mostra risiede nei risultati dei workshop di fotografia artistica che hanno coinvolto attivamente gli studenti del triennio, grazie all’apporto di stimati professionisti e collettivi del territorio: EFFE Collective (Giuseppe Cremona e Domenico Mendicino): Il collettivo calabrese ha portato tra i banchi la fotografia come mezzo di indagine sociale e contrasto all’immagine “usa e getta” dei social, esaltando il valore del confronto umano e dello studio visivo. Valentina Giovinazzo: Fotografa e autrice specializzata in fotogiornalismo ambientale con National Geographic, ha utilizzato la macchina fotografica come motore di indagine transpersonale e arteterapia, spingendo i ragazzi a rallentare e a interrogare la propria interiorità prima di scattare. Mariateresa D’Agostino: Titolare dello studio Camera Chiara, ha guidato gli studenti sul terreno della memoria, mostrando come il tempo modifichi i ricordi e introducendo il suo progetto concettuale “I see things”, in cui la mente seleziona la luce prima ancora dell’occhio. Ilaria Commisso: Graphic designer ed esperta di comunicazione visiva, nel suo workshop dedicato alla pubblicità d’autore ha analizzato i maestri Bourdin, LaChapelle e Toscani, spingendo gli alunni a decontestualizzare un oggetto comune per trasformarlo in un’arma di comunicazione attiva e consapevole.

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