Non è la novità di quest’anno, ma è una problematica che si trascina da tempo perché l’Europa ha inteso porre alcune regole per quanto riguarda l’occupazione delle aree del demanio marino. Delle spiagge per intenderci. Lo ha fatto con l’emanazione della Direttiva Bolkestein (123/2006) con la quale dispone che le concessioni di beni pubblici, come le spiagge, siano assegnati tramite gare pubbliche e trasparenti. I punti chiave della Direttiva si possono definire in tre cardini: 1) Addio ai rinnovi automatici; 2) Evidenza pubblica (gare); 3) Risorse umane. Per la sua applicazione demanda l’onere a tutti i Paesi costieri della Comunità Europea.

L’Italia, con i vari Governi che si sono succeduti, ha sempre rinviato la sua applicazione e per questo ha accumulato diverse procedure d’infrazione. Il Governo dell’epoca col Decreto Concorrenza (118 del 2022) ha fissato la scadenza ultima di tutte le concessioni in essere e dopo tante proroghe, le attuali andranno a scadere tra la fine del 2026 ed il settembre 2027. Pertanto i Comuni dovranno gradatamente pubblicare i bandi per la riassegnazione degli spazi demaniali tenendo presenti alcuni parametri, come la professionalità dei richiedenti e gli investimenti che gli stessi intendono fare nel corso degli anni.E bisogna fare presto perché il tempo vola e la scadenza è dietro l’angolo e se non gestita con professionalità ed avvedutezza, finirà per provocare notevoli problemi ai piccoli gestori balneari; soprattutto della Calabria.
Gli Assobalneari, in vista di questa prossima scadenza, non più prorogabile, stanno facendo pressioni in sede Europea per norme più chiare ed applicabili, perché i Comuni si stanno muovendo in modo sparso adottando criteri tra loro difformi. Il risultato potrebbe essere una disparità di trattamento ed assoluta incertezza. Ad essere penalizzati potrebbero essere le piccole imprese, soprattutto quelle a conduzione familiare, che saranno spazzati via dalla concorrenza, specialmente straniera che ha ingenti disponibilità finanziarie.
Il Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, nel suo recente giro nelle Marche, rivolgendo l’attenzione ai balneari, ha dichiarato che ci sono concreti margini per un dialogo tendente alla soluzione di un problema che interessa migliaia di imprenditori. “L’Europa deve capire che il turismo nelle zone balneari, lungo i 4800 km di costa, deve restare un sistema organizzato”.
Il paradosso sarà, se questo passaggio non sarà bene regolamentato, che gli attuali gestori non avranno la forza per concorrere e non faranno gli investimenti necessari per migliorare l’offerta e a pagarne le spese saranno sempre gli utenti finali, cioè i cittadini.

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