La voce è uno strumento che la maggior parte di noi usa in modo irriflessivo, come il respiro o il camminare, senza conoscerne il profondo potere. Da bambini noi lo sapevamo, quando tenendo in pugno una bacchetta fatata con la punta a stella di brillantini pronunciavamo “Abracadabra!” e si accendevano magie nel meraviglioso regno del nostro immaginario. «Parlare è agire, ogni cosa che si nomina non è più la stessa», sosteneva Jean-Paul Sartre. Forse, da erudito qual era, sapeva che in antico aramaico “Avrah-kadabra” significa «Io creo quando parlo». Le parole sono un ponte invisibile tra l’interiorità di chi parla e l’inconscio di chi ascolta; infatti, quando parliamo trasmettiamo suono, cioè onde e frequenze che possono attirare o respingere, ferire o guarire il campo energetico delle persone. C’è dunque una dimensione “indicibile” nella nostra voce che ci sfugge, e che, se conosciuta e gestita, ci permette di fare un salto di qualità nei nostri rapporti con gli altri aumentando il nostro benessere personale.
La voce umana, se attentamente ascoltata, ci offre informazioni preziose sugli stati d’animo delle persone, grazie a fattori non-verbali come il tono, i modelli d’intonazione e la velocità con cui parliamo. Se ascolto tutta la gamma espressiva del mio interlocutore, non solo le parole, capisco quando è il momento di parlare o di tacere, o quali sono i suoi reali sentimenti e intenzioni. Riesco così a comunicare entrando in sintonia, abbandonando la pretesa di sapere “chi sono io” e “chi è l’altro”: un atteggiamento, questo, che ci permette di esplorare simultaneamente l’interno e l’esterno di noi realizzando quella prodigiosa fusione che si conosce solo negli stati elevati di coscienza, come nei momenti educativi in cui il pedagogo si pone sinceramente all’ascolto del bambino con curiosità e apertura.

Ma ascoltare l’altro non basta, occorre imparare ad ascoltare in primo luogo se stessi, come si reimpara a respirare o a camminare correttamente, tenendo la giusta postura per stare bene. L’ascolto della propria voce richiede di uscire dal solco del concetto di sé, dalla prigionia di quell’Io ingombrante e talvolta mendace che vanta il pregio di proteggere la nostra identità, quando in realtà può imprigionarla in un calco svigorito. Quel tipo di ascolto richiede, come quando si parla fra amici cari, di parlare di sé per ascoltarsi parlare di sé, scoprendo i significati nascosti che le nostre corde vocali inesorabilmente rivelano. Ascoltare la propria voce e imparare ad amarla, qualunque essa sia, richiede umiltà e onestà ma anche il coraggio di andare alla scoperta dei propri sottostanti bisogni, frustrazioni e desideri inespressi a parole, dando così un significato all’indicibile, rivelato dalle modulazioni che l’apparato fonatorio inevitabilmente esprime mettendoci sempre e comunque a nudo davanti a noi stessi e all’interlocutore.
Come ricorda Ildegarda di Bingen, monaca benedettina, musicista e linguista dai molti talenti vissuta nel XII secolo e dichiarata dottore della Chiesa da papa Benedetto XVI, «La Parola è vita, essenza, spirito» e si manifesta in ogni creatura. «L’anima è una sinfonia», recita la sua celebre frase, che riassume la convinzione che la salute sia un equilibrio armonico che le parole e la musica possono contribuire a risanare. In tal senso, per questa meravigliosa donna di conoscenza, il linguaggio è una missione esclusiva dell’umanità. Allora ricordiamoci spesso del celebre aforisma attribuito al grande romanziere Nikos Kazantakis, che sorprendentemente ci fa riflettere sul dono della parola e della voce umana, messo a confronto con l’umiltà e la potenza significante della forza naturale: «“Parlami di Dio,” dissi al mandorlo. E il mandorlo fiorì».

Autrice, docente, formatrice di formatori, si è specializzata in didattica delle lingue, con un focus sull’insegnamento dell’italiano a stranieri e in percorsi CLIL di educazione linguistica e educazione affettiva (Social and Emotional Learning). Fra le sue esperienze professionali si contano docenze presso università in Stati Uniti, Belgio e Italia e la formazione e supervisione come Italian Curriculum Consultant preso lo State Education Department di New York. Ha curato la condirezione di programmi Study Abroad in Italia ed è cofondatrice di associazioni educative olistiche (Villaggio Interculturale/Cross-Cultural Village; e Scuola del Ponte dell’Arcobaleno di Firenze). Continua a svolgere un’intensa attività editoriale come autrice di saggi e di numerosi articoli accademici su linguistica applicata, glottodidattica, metodi didattici innovativi e come traduttrice editoriale. Pubblica poesia. I suoi progetti rappresentano un approccio olistico alla glottodidattica e alla formazione, con un modello educativo che integra lingua, contenuto, competenze socioemotive e apprendimento esperienziale, mirando sia allo sviluppo individuale degli studenti sia al rafforzamento della professionalità dei docenti con un approccio centrato sull’apprendente e sull’interazione tra conoscenza, emozioni e creatività.
