Si è concluso ieri, con un’analisi lucida e senza sconti del prof. Vito Pirruccio il ciclo di incontri del progetto “Atelier della Cultura” presso il Centro di Aggregazione Seniors di Siderno. Al centro del dibattito, il tema scottante della violenza giovanile, sviscerato non come fenomeno isolato, ma come sintomo diretto di quei vuoti educativi che la società moderna fatica a colmare. Nell’affrontare l’argomento, drammaticamente di attualità, Pirruccio ha cercato di enucleare il problema con una tecnica espositiva chiara ed essenziale. Nella sua prolusione, dopo la presentazione della Presidente del Circolo, Cesira Sorace, il relatore ha affrontato l’argomento con dovizia di citazioni che hanno descritto un quadro conosciuto ma mai immaginato nelle reali dimensioni.

Giovani violenti, e tantissime volte fragili, interessano le pagine di cronaca dei giornali, e non solo, destando, a volte, raccapriccio per il modo di rappresentarsi e sgomenti per il rischio che anche i nostri figli o nipoti, a loro insaputa, possano essere coinvolti. Specialmente nelle grandi città.
C’è una frangia di giovani, purtroppo, non pronta ad accettare un rifiuto e non avendo struttura emotiva, si lasciano andare ad azioni inconsulte e violente sfociando, alcune volte, anche in persecuzione, stalking e femminicidio. Per fortuna sono una piccola minoranza perché la maggior parte dei giovani, stigmatizza questi atteggiamenti, e cerca di far emergere la gioia di vivere in una comunità civile ed accogliente.
Allargando poi lo sguardo all’Europa è arrivato alla conclusione che se è vero che i dati sono drammatici per l’impatto sul Sistema Giudiziario Italiano, 349 giovani su 100.000 abitanti, “non dobbiamo spaventarci perché siamo il Paese in Europa meno colpito e se andiamo a vedere gli altri, Germania, Francia, Olanda ecc. e perfino i Paesi Scandinavi, che passano per essere i Paesi con un sistema educativo ottimo, hanno un tasso di disagio giovanile di gran lunga superiore al nostro”. Ed ha ritenuto un errore l’avere abolito l’Istituto Magistrale perché da esso uscivano delle professioni già formate e pronte ad inserirsi nella società e nelle attività pedagogiche.
Per il relatore, quindi, non tutto è perduto anche se occorre tanta pazienza e preparazione psicologica e pedagogica per capire e recuperare quanti si dovessero trovare sull’orlo del precipizio. Per fare questo, però, è necessaria la collaborazione dei giovani, della scuola e soprattutto della famiglia, oltre che del contesto, perché i vuoti educativi vengono immediatamente colmati da operatori diseducativi. Con l’intervento del prof, Vito Pirruccio si è concluso il ciclo di incontri relativo al “Progetto Atelier della Cultura e della Socializzazione” al quale ha aderito il Circolo Seniors di Siderno.

La figura di Giuseppe Panetta, scrittore e studioso sidernese, è legata ai Bronzi di Riace da un profondo lavoro di analisi storica, poetica e identitaria. Per Panetta, i due guerrieri non sono solo reperti archeologici, ma simboli viventi di una Calabria che rivendica la propria centralità culturale nel Mediterraneo. Già Direttore e fondatore del periodico Il Meridionale che ha permesso di elevare il dibattito culturale locale, unendo alla cronaca l’approfondimento storico e letterario. Panetta, attraverso le colonne de Il Meridionale, ha spesso esplorato l’identità calabrese, offrendo ai lettori spunti di riflessione che andavano oltre la notizia del giorno. Ha pubblicato: L’ Assedio di Castelvetere; I Bronzi di Riace (Quattro edizioni); Il ragazzo del pupazzo di neve; Fuori dal tunnel; I paesi della Magna Grecia; Il paese delle Ciavole (1* e 2° parte).
