La storia di Cicca è una delle più struggenti e potenti creazioni letterarie di Saverio Strati, lo scrittore di Sant’Agata del Bianco che ha saputo dare voce all’anima più profonda e tormentata della Calabria.

Cicca è la protagonista del romanzo “I figli di Terrarossa”, ma oggi è diventata molto di più: un simbolo di libertà inciso sui muri del suo paese natale. Da qualche giorno Cicca, oltre che essere personaggio dell’opera di Strati, ha preso forma visiva ed è stata dipinta con il suo sguardo intenso che va oltre Sant’Agata.

Cicca è una giovane donna di una bellezza folgorante e selvatica, che vive in una realtà rurale e arcaica, quella della Calabria del dopoguerra. In un mondo dominato dal patriarcato, dalle fatiche estenuanti nei campi e da un destino che per le donne sembrava già scritto tra mura domestiche e sottomissione, lei rappresenta l’eccezione. La sua non è una ribellione politica, ma esistenziale. Cicca non accetta le catene di una vita senza sogni. La sua bellezza, invece di essere una fortuna, diventa una condanna in un ambiente che vorrebbe possederla o rinchiuderla.

La storia di Cicca è segnata da un desiderio insopprimibile di “altro”. Il suo personaggio incarna la tensione tra l’appartenenza a una terra amata ma dura (la “Terrarossa”) e il bisogno di sfuggire a un futuro di miseria e silenzio. Il suo “volo” — che nel romanzo e nell’immaginario collettivo assume una valenza tragica e poetica — è l’estremo atto di chi, non potendo cambiare il mondo, decide di non farsi piegare da esso.

A Sant’Agata del Bianco, la memoria di Cicca è stata strappata alle pagine dei libri per essere restituita alla vista di tutti. “Il volo di Cicca”, realizzato dall’artista Antonio Zappia è l’immagine che tutti si aspettavano. Il murale ritrae una donna bellissima, con lo sguardo fiero e i capelli al vento, pronta a spiccare il salto. Dare eterna cittadinanza alla sua ribellione. Saverio Strati ha usato Cicca per raccontare la condizione umana universale attraverso la lente della Calabria. Cicca è la “figlia di Terrarossa” che rifiuta di essere vittima. La sua storia continua a emozionare perché parla di quel desiderio di riscatto che appartiene a ogni tempo e a ogni luogo.

Da qualche giorno Cicca guarda i suoi compaseani, guarda oltre le colline, chiunque può fermarsi e riflettere sui suoi capelli al vento, su l’impeto che sprigiona desiderio, forza, coraggio, come quelli di ogni nativo “SANO” della Calabria.

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