Piatto Principe della cultura contadina, sua Maestà il Morzello, ancora oggi ha spazio, non più sulle tovaglie a quadri bianchi e rossi stese per terra nei campi, ma sui tavoli dei migliori ristoranti stellati. A lui dedicata anche l’Antica Illustrissima Congrega del Morzello fondata nel 2003 da un manipolo di amici a Catanzaro. Proprio a Catanzaro esiste un ristorante dove si può degustare il prelibato piato e che nei giorni scorsi ha ricevuto un attestato di merito come locale “eccellentissimo” nel preparare e servire sua Maestà il Morzello.

La storia del Morzello – Morzeddhu) – nasce nei secoli scorsi, quando la cultura contadina si preparava alla fatica. Era la colazione dei forti, il carburante degli uomini che spezzavano la terra. Attorno alle casseruole o all’unico grande piatto di creta e a fischi di vino, si sedevano i contadini, intorno alle 9,00 del mattino, per spezzare la fame, mangiare e scacciare la fatica. Non c’erano posate, né piatti di ceramica. C’era solo la pitta, quel pane a ciambella stretto e croccante che veniva tagliato a metà e farcito con il sugo bollente delle frattaglie di vitello, cotto lentamente per ore nel soffritto di peperoncino e pomodoro. Si mangiava mentre il sugo colava inevitabilmente sui polsi: un marchio di fabbrica, un battesimo di sapore che legava l’uomo alla sua terra. La tradizione vuole che il Morzello sia figlio della necessità. La leggenda narra di una vedova catanzarese che, non avendo nulla per sfamare i figli a Natale, recuperò gli scarti del macello e li trasformò in un intingolo divino. In realtà è il trionfo dell’ingegno contadino: la capacità di nobilitare il “quinto quarto”, rendendo regale ciò che altri avrebbero scartato.

Oggi il Morzello ha cambiato palcoscenico, ma non ha perso la sua identità. Le tovaglie a quadri bianchi e rossi dei campi o delle vecchie bettole hanno ceduto il passo al lino dei ristoranti d’alta cucina. Chef pluristellati hanno iniziato a guardare a questo piatto con reverenza, decostruendolo o perfezionandone la tecnica di cottura, ma mantenendo intatto quel cuore “igneo” e verace. È diventato un simbolo di identità territoriale, la prova che una cucina povera può essere immensamente ricca se porta con sé il peso della storia. I membri dell’Antica Illustrissima Congrega del Morzello, come moderni cavalieri, vigilano affinché la ricetta originale non venga snaturata, promuovendo il Morzello come un vero e proprio monumento nazionale. Per loro, mangiarlo non è solo nutrirsi, è un atto di appartenenza. Mangiare un Morzello oggi, nel 2026, significa fare un viaggio nel tempo. Ogni morso racconta di mani callose, di inverni rigidi, di mercati affollati e di una dignità che non ha mai avuto bisogno di decorazioni. È la Calabria che non si arrende, che ribolle nel sugo e che, orgogliosa, continua a invitare il mondo intero a sedersi alla sua tavola.

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