Lungo le spalle delle colline che si specchiano nello Ionio, alzando gli occhi si possono guardare le nuvole impigliarsi tra i rami di alberi secolari dello Zomaro viveva Frate Bernardo. Non era il classico eremita tormentato dai demoni o dai rimorsi. Bernardo era, molto semplicemente, l’uomo più felice del creato. La sua “reggia” era una grotta profumata di muschio e resina, con un letto di felci asciutte e un unico sgabello di legno che lui chiamava, con un pizzico di ironia, “il mio trono di gloria”.

La giornata di Bernardo non era scandita da rintocchi di campane metalliche, ma dai ritmi della natura. Si svegliava quando il primo raggio di sole solleticava il naso della sua unica coinquilina, una capra di nome Neve. Coltivava un orto verticale tra le rocce. “Se le carote crescono storte,” diceva sempre, “vuol dire che hanno più personalità”. Non recitava solo salmi solenni. Spesso cantava canzoni popolari imparate in gioventù, convinto che il buon Dio preferisse una stonatura allegra a un lamento intonato.

Un giorno, un mercante del paesino di Canolo salì fin lassù. Era carico di sete, monete e preoccupazioni. Trovò Bernardo seduto su un sasso, intento a osservare una fila di formiche che trasportavano un seme di avena.

“Frate,” esclamò il mercante, asciugandosi il sudore, “ma come fai a vivere qui? Non hai una porta per chiuderti fuori il freddo, non hai un camino, non hai nessuno con cui parlare se non quella capra che ti guarda male!”

Bernardo sollevò lo sguardo, gli occhi chiari come l’acqua della sorgente che sgorgava lì vicino. “Caro amico, vedi quel tramonto che inizia a tingere la valle di viola? Non devo pagare nessuna tassa per vederlo. Senti il silenzio? È l’unico posto dove riesco finalmente a sentire quello che mi dice il cuore. E quanto a Neve… beh, lei è un’ottima ascoltatrice. Non mi interrompe mai con consigli non richiesti.”

Il mercante scosse la testa, convinto che la solitudine avesse dato alla testa al povero frate. Prima di scendere, gli offrì una borsa di monete d’oro.

“Prendile, Bernardo. Comprati almeno una coperta di lana buona.”

Bernardo sorrise e rifiutò con un gesto gentile. “L’oro pesa nelle tasche e io devo essere leggero per arrampicarmi sulle vette. Ma se proprio vuoi farmi un regalo, lasciami quel pezzo di pane che ti avanza. Lo dividerò con l’uccellino che viene a trovarmi ogni sera.” Quando il mercante tornò in città, raccontò a tutti di aver incontrato un pazzo che viveva tra le pietre. Ma quella notte, mentre contava i suoi fiorini con l’ansia che i ladri glieli portassero via, non poté fare a meno di invidiare quel fraticello che dormiva sereno, protetto solo dalle stelle e dal respiro della sua capra.

Bernardo, nel frattempo, si era addormentato con un sorriso. Non possedeva nulla, eppure sentiva che l’intero universo gli apparteneva. In fondo, la felicità non è aggiungere qualcosa alla propria vita, ma accorgersi che non manca assolutamente nulla e che l’unica cosa da possedere è “L’indispensabile”.

 

 

error: Non salvare ma condividi