La notizia della scomparsa del professore Domenico Minuto, avvenuta proprio in questi giorni di marzo 2026, segna una perdita inestimabile per la cultura non solo calabrese, ma dell’intero Mediterraneo.

Il professore Minuto è stato docente ed uno dei più autorevoli studiosi della Calabria bizantina, un uomo che ha dedicato la vita a “leggere” le pietre, le grotte e le icone di una terra che considerava un ponte tra Oriente e Occidente. Ha trasformato l’archeologia e la storia in un atto d’amore. Grazie alle sue ricognizioni sul campo, spesso faticose e solitarie tra le asperità dell’Aspromonte e della Locride, ha riscoperto e catalogato centinaia di siti. Ha svelato i segreti degli insediamenti monastici italo – greci. È stato uno dei massimi difensori e studiosi della lingua e delle tradizioni dell’area grecanica e Il suo libro “La civiltà cattolica e bizantina in Calabria” resta la pietra miliare per chiunque voglia approcciarsi a questo periodo storico. Nonostante la sua immensa cultura, chi lo ha conosciuto lo ricorda per una sobrietà antica. Insegnante amatissimo nei licei reggini, ha formato generazioni di studenti non solo nelle materie classiche, ma nel rigore morale. Per lui, la ricerca non era vanto accademico, ma un dovere verso le proprie radici.

Presidente onorario della sezione reggina di Italia Nostra e socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, Minuto ha lottato fino all’ultimo contro l’abbandono del patrimonio storico, denunciando il degrado dei piccoli borghi e delle chiesette sperdute nelle campagne.

Oggi, mentre la comunità scientifica e la sua Reggio Calabria gli rendono l’ultimo saluto, resta il compito di non disperdere il suo immenso archivio di conoscenze. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile, ma i suoi libri continueranno a essere la bussola per chiunque cerchi la “luce” di Bisanzio tra le montagne calabresi.

“Studiare il passato non è archeologia del silenzio, ma ascolto di una voce che parla ancora.” Così può essere racchiuso il suo pensiero e a noi piace ricordarlo con la sua sobrietà, schiettezza e saggezza di un uomo di altri tempi.

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