“IA: strumento perfetto per menti pigre e anime stitiche”
Hachette costretta al ritiro dell’attesissimo libro “Shy girl” perché scoperto essere opera d’Intelligenza Artificiale. Un esempio di come quella scrittura AI, frutto di tutto ciò che è già stato detto, perde contro tutto ciò che ancora non ha un nome.
Mettiamoci comodi e guardiamoci in faccia, perché la faccenda Mia Ballard non è solo il capriccio di una scrittrice pigra, è il sintomo di un’atrofia che sta mangiando la dignità del pensiero rendendo il cervello flaccido. Ballard è stata beccata con le mani nel sacco ad usare l’Intelligenza Artificiale senza dirlo a nessuno. Una truffa intellettuale che ha lo stesso peso specifico del plagio, ma con l’aggravante della codardia. Una condotta che, per un giornalista iscritto all’Ordine, spalanca le porte dell’Articolo 48 della Legge 69/1963: la violazione del dovere di lealtà e buona fede che trasforma il professionista in un volgare mistificatore.
Parliamoci chiaro su cosa sia l’IA. Essa non è “il futuro”, è la standardizzazione fatta codice che nella migliore delle ipotesi plausibili diventa una media statistica del pensiero già masticato. Dobbiamo però distinguere tra lo strumento e il sostituto: un conto è delegare all’efficienza di un algoritmo la sintesi di un verbale, un altro è permettere che un calcolo di probabilità sostituisca il proprio sguardo unico sul mondo. Oggi, chi omette di dichiarare l’uso di questi sistemi calpesta l’Articolo 52 dell’AI Act europeo, che impone obblighi di trasparenza draconiani: il lettore deve sapere se ciò che ha davanti è carne o silicio. Chi bara non sta solo peccando di pigrizia, sta violando un regolamento comunitario che prevede sanzioni amministrative fino a 35 milioni di euro per le testate che si rendono complici di questo inganno.
L’IA è lo strumento perfetto per chi ha la mente impigrita e l’anima stitica. Credersi scrittori o giornalisti prendendo miliardi di parole già scritte da altri, frullandole e restituendone una pappa tiepida che sa di tutto e di niente. Il suo scopo non dichiarato? Renderci “acreativi”. Toglierci la fatica del foglio bianco, quella sofferenza necessaria che trasforma un pensiero in arte. Renderci aggressivi come le risposte facili che propone, soluzioni pronte all’uso senza analisi o studio, e soprattutto convincerci di una bugia colossale: quella di sapere fare le cose senza saperle fare davvero.
Molti stanno diventando dei mimi che si credono oratori solo perché muovono le labbra, ma lo fanno su un audio registrato da altri. E qui arriviamo alla categoria più infame: i giornalisti e gli scrittori di cartapesta. Quelli che si vendono come intellettuali e poi si fanno scrivere gli articoli da un algoritmo, omettendo di dichiararlo. Veri e propri truffatori. Per questi “professionisti” della menzogna, il Testo Unico dei Doveri del Giornalista non concede sconti: la mancata verifica delle fonti (perché l’AI allucina, inventa, mente) e l’assenza di controllo umano portano dritti all’Articolo 131 della legge professionale. Non parliamo di un buffetto sulla guancia, ma della sospensione o, nei casi più gravi di dolo e manipolazione dell’opinione pubblica, della Radiazione dall’Albo (Art. 55). La cancellazione definitiva. La morte civile della firma.
Scrivere usando l’IA senza dirlo è una mistificazione verso chi legge. È il mestiere dell’imbonitore che vende aria fritta spacciandola per farina del proprio sacco. Parassiti della fiducia del pubblico. Siamo di fronte a un pericoloso paradosso della fiducia: se non sappiamo più chi scrive, smetteremo di leggere. Il rischio è un cinismo collettivo che finirà per colpire anche chi scrive con il proprio sudore. E non pensi il Direttore Responsabile di potersi lavare le mani in questo lavacro di bit. Secondo l’Articolo 57 del Codice Penale, il Direttore risponde per “omesso controllo” su tutto ciò che viene pubblicato. Se un algoritmo diffama o inganna, il Direttore ne risponde penalmente e civilmente insieme al giornalista-robot, perché la responsabilità penale è personale, ma la vigilanza sulla verità è il pilastro del suo ruolo. La testata stessa, come entità giuridica, rischia il tracollo sotto il peso delle sanzioni dell’AI Act e la revoca dei contributi pubblici per violazione dei principi deontologici fondamentali.
Ma si godano pure questo momento di gloria rubata, perché i nodi stanno arrivando al pettine. Presto, sistemi di riconoscimento spietati, veri e proprio poliziotti digitali molto più intelligenti di loro, li sbugiarderanno uno per uno. Finiranno esposti nella pubblica piazza digitale come i mistificatori cialtroni che sono. La reputazione di questi ingannatori non varrà nemmeno il costo della corrente elettrica che abbiamo usato per leggerli.
La parte divertente? Quando questi sistemi diventeranno lo standard (e succederà molto presto), i motori di ricerca e i social oscureranno automaticamente chiunque usi l’IA senza dichiararlo. Il giornalista cialtrone non solo perderà la faccia, ma perderà la piattaforma. Sarà de-indicizzato, rimosso, cancellato. La sua “carriera” costruita sul nulla tornerà nel nulla. I nodi al pettine non saranno solo tecnologici, ma economici e sociali. In un mercato inondato da contenuti infiniti e istantanei, assisteremo alla rivincita della “Scarsità come Valore”: l’errore umano, lo stile sporco e l’opinione impopolare diventeranno i nuovi beni di lusso. L’IA prevede il prossimo frammento di testo, l’uomo rompe lo schema.
Ma come fa un individuo a dormire la notte sapendo che il suo “capolavoro” è farina di un server chissà dove? La scienza del pensiero definisce questo meccanismo perverso tramite step precisi e sovrapponibili: In primis l’Effetto della Proprietà Illusoria, ovvero la dove Basta che un individuo cambi una virgola, scelga un aggettivo su dieci o dia un input di tre parole, ed ecco che scatta il cortocircuito mentale. Quel misero 1% di sforzo basta a far credere, nel delirio di onnipotenza, di aver creato l’altro 99%.
Per conseguenza diretta saremo in presenza di un Ego ipertrofico, come risultato di un mondo che premia la velocità sulla qualità, dove il mediocre preferisce mentire a se stesso piuttosto che ammettere di non aver nulla da dire. È la democrazia dell’incompetenza: “Se posso farlo sembrare mio, allora è mio”… in un “effetto Ikea” applicato all’intelletto: dando un valore sproporzionato a qualcosa solo perché abbiamo contribuito in minima parte a montarlo.
Questa è la realtà: stiamo assistendo alla fine dell’autorialità per mano di gente che non ha il coraggio di ammettere il proprio vuoto. Ma la legge, oggi, non è più cieca: tra il Regolamento UE 2024/1689 e il rigore disciplinare dell’Ordine, il recinto si sta chiudendo. Ricordatelo bene: la verità è un debito che prima o poi va pagato, e per ogni truffatore il conto arriva sempre. Perché alla fine, tra miliardi di parole generate dal silicio, il silenzio di chi non ha nulla da dire sarà l’unica cosa onesta che rimarrà. E forse, l’unica che non sapranno simulare.

Maria Grazia Carnà è nata a Catanzaro e vive a Camini, un piccolo borgo in provincia di Reggio Calabria, dopo gli studi superiori presso l’Istituto Maria Ausiliatrice di Soverato perfeziona la sua istruzione presso la facoltà di Farmacia di Pisa.
Lavora nel settore per cui ha studiato fin da subito, alternando i suoi impegni con volontariato e alcune passioni irrinunciabili.
Scrive per la testata online Incipit Sistema Comunicazione con il ruolo di capo redattrice senza mai specializzarsi su un tema preciso, ma cercando temi di interesse sociale e culturale, impegno che la porterà al titolo di Giornalista. Nel 2023 pubblica il suo primo romanzo dal titolo “Blu ionico”, con il quale si aggiudica vari riconoscimenti, tra i quali il Premio Internazionale Panorama Golden Book Award 2024, e il Concorso Biennale Internazionale “Percorsi letterari dal Golfo dei Poeti Shelley e Byron”, grazie al quale è stato segnalato alla Fiera del Libro di Francoforte 2024. Le viene assegnata il Premio Reggio Calabria Day 2025 alla letteratura come riconoscimento del suo impegno artistico nella scrittura e nello stesso anno viene insignita del prestigioso Premio Piersanti Mattarella al Campidoglio.
