Roma possiede un talento raro: riesce a far sembrare naturale ciò che altrove apparirebbe eccessivo.
Così, se una sfilata deve raccontare una storia di stratificazioni, di tensioni e di memoria, non poteva che svolgersi sotto il soffitto vertiginoso di Palazzo Barberini. Là sopra, tra nuvole e divinità in movimento, Pietro da Cortona dipinse nel Seicento il celebre Trionfo della Divina Provvidenza: una pittura che non si limita a decorare l’architettura, ma la dissolve, la apre, la trasforma in cielo. È dentro questa vertigine barocca che Alessandro Michele ha scelto di presentare Interferenze, la nuova collezione Autunno-Inverno 2026/27 di Valentino.
Il titolo è già un piccolo trattato di estetica.
L’interferenza, nella fisica, è l’incontro di due onde che non si annullano ma si trasformano reciprocamente. Nell’architettura romana del Seicento questa interferenza ha due nomi: Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini. Il primo costruisce lo spazio come una gerarchia perfetta: chiaro, leggibile, solenne.
Il secondo lo torce, lo curva, lo rende inquieto, quasi instabile.
Due modi opposti di pensare la forma.
Due modi, potremmo dire, di pensare anche la moda. Michele lo sa bene. E infatti la sua collezione sembra giocare proprio su questa frizione: da un lato la disciplina della couture Valentino, la memoria della maison, il rigore dell’eleganza e dall’altro la deviazione, l’eccesso, la libertà di un’immaginazione che attraversa epoche e stili.

È una moda che non cerca la sintesi.
Preferisce la convivenza delle contraddizioni, proprio come accade nei grandi palazzi barocchi. E qui entra Roma. Perché Roma è esattamente questo: un equilibrio fragile tra ordine e disordine, tra storia e vita quotidiana. Amo Roma.
Amo le sue contraddizioni, il suo caos disordinato e magnifico, quella bellezza unica e irripetibile che sembra nascere proprio dall’incontro tra grandezza e imperfezione.
Amo Palazzo Barberini, la sua architettura, la scalinata che accompagna il corpo in un movimento quasi teatrale verso l’alto. In quelle pietre si sente ancora il dialogo tra misura e vertigine, tra ordine e meraviglia. Ed è impossibile non amare la scelta di Alessandro Michele di riportare lì la moda, di far vivere di nuovo quegli spazi attraverso la bellezza incomparabile di Valentino.
Per una sera arte, architettura e moda si sono incontrate nello stesso respiro.
E mentre sopra le teste il cielo dipinto di Cortona continuava a dissolvere la solidità dell’architettura, sulla passerella gli abiti compivano lo stesso gesto: celebrare l’ordine della tradizione e, nello stesso momento, mostrarne la libertà. Roma, dopotutto, fa sempre così. Trasforma il passato in presente. E ci ricorda che la bellezza più grande nasce quasi sempre da una meravigliosa interferenza.







Sono architetto e docente di Storia dell’Arte, Storia del Costume e Progettazione Moda, con una doppia anima professionale: da una parte l’architettura, dall’altra la cultura, la moda e la comunicazione, ambiti nei quali opero da anni. Presidente Associazione Italiana di Cultura Classica Delegazione della Locride “Maria Stella Triolo” dal 2017 in carica – Presidente Sidus Club Siderno dal 2025
