Dal 2 al 10 marzo 2026 la capitale francese ha ospitato la Paris Fashion Week, appuntamento conclusivo del mese della moda internazionale dopo New York, Londra e Milano. Con circa 68 sfilate e 31 presentazioni, l’evento ha trasformato Parigi in un grande palcoscenico creativo: teatri, palazzi storici e spazi industriali sono diventati scenografie per il racconto della prossima stagione fredda, mentre le collezioni venivano seguite in diretta streaming da un pubblico globale.
Come spesso accade, è proprio Parigi a chiudere il cerchio e a indicare la direzione. Le passerelle della settimana francese – con le collezioni di maison come Louis Vuitton, Miu Miu, Chanel, Dior e Pierre Cardin raccontano una moda meno rumorosa ma più consapevole, dove la costruzione del capo torna centrale.
Il primo grande protagonista è il cappotto, che ritorna a occupare il centro della scena. Non più semplice capospalla ma vera architettura del guardaroba.
Volumi ampi, spalle decise, linee pulite: il cappotto diventa struttura e silhouette.
Nella collezione di Louis Vuitton, firmata da Nicolas Ghesquière, la costruzione del capo assume quasi un carattere scenografico. Le silhouette sono lunghe, i tessuti compatti, i dettagli metallici evocano un immaginario sospeso tra storia e futuro. La figura femminile appare forte, quasi cinematografica.
A questo rigore formale si contrappone una tendenza opposta: la leggerezza della lingerie.
Sulle passerelle compaiono abiti in tulle, chiffon e pizzi sottili che disegnano una femminilità più intima.
In particolare Miu Miu, la linea più sperimentale di Miuccia Prada, continua a lavorare su un’estetica intellettuale e fragile: gonne leggere, sovrapposizioni inattese, proporzioni volutamente imperfette che trasformano l’apparente casualità in linguaggio stilistico.
Un’altra direzione chiara riguarda il ritorno della sartorialità.
Blazer dalle spalle strutturate, pantaloni ampi e completi rigorosi suggeriscono una nuova eleganza essenziale. La moda sembra voler recuperare la precisione della costruzione, privilegiando il progetto rispetto all’effetto.
Accanto ai tessuti impalpabili, molti designer lavorano su materiali più forti: pelle, vinile e superfici lucide.
Trench e abiti in pelle nera costruiscono un’estetica urbana e sofisticata che richiama l’immaginario cinematografico degli anni Novanta. La moda gioca così con il contrasto tra durezza e leggerezza.
Nel calendario compare anche la maison Pierre Cardin, simbolo della stagione più visionaria della moda del Novecento. Le geometrie futuriste che hanno reso celebre lo stilista continuano a dialogare con il presente, ricordando come la moda sia sempre anche un esercizio di immaginazione sul futuro.
Osservando nel complesso le collezioni presentate alla Paris Fashion Week emerge una sensazione precisa: la moda sembra voler rallentare.
Dopo stagioni dominate dallo spettacolo e dall’effetto immediato, l’Autunno-Inverno 2026/2027 riporta l’attenzione su materia, struttura e silhouette. Non tanto una moda del clamore, quanto una moda della costruzione.
E forse è proprio questo il messaggio che arriva da Parigi: prima ancora di essere immagine, la moda torna a essere progetto.

Sono architetto e docente di Storia dell’Arte, Storia del Costume e Progettazione Moda, con una doppia anima professionale: da una parte l’architettura, dall’altra la cultura, la moda e la comunicazione, ambiti nei quali opero da anni. Presidente Associazione Italiana di Cultura Classica Delegazione della Locride “Maria Stella Triolo” dal 2017 in carica – Presidente Sidus Club Siderno dal 2025





