“Il Progetto Civitas, come ha evidenziato il dott. Luciano Gerardis, anima e instancabile promotore di Civitas, non si ferma e riparte dai banchi di scuola con una sfida linguistica ed etica: โ€œChiama le cose con il loro nomeโ€. รˆ questo il titolo del convegno di studi svoltosi questa mattina nell’auditorium dei Licei “Mazzini” di Locri. Un appuntamento ideato dalla prof.ssa Stefania Fiato che consolida unโ€™esperienza ultradecennale di educazione civica, capace di coinvolgere ogni ordine e grado degli istituti della Cittร  Metropolitana di Reggio Calabria”. Assumendo come osservatorio privilegiato la delicata fase evolutiva dellโ€™adolescenza, il convegno ha avuto lโ€™obiettivo di guidare gli studenti ad affrontare la conoscenza di sรฉ e la gestione dei sentimenti attraverso lโ€™uso consapevole della parola e del suo potere. Il macro-tema della giornata รจ stato proprio la โ€œparolaโ€, intesa come strumento essenziale per costruire la realtร  e oggettivare la conoscenza del sรฉ.

La riflessione รจ partita da un assunto tanto semplice quanto profondo: quando qualcosa non ha un nome, semplicemente non esiste. Da qui lโ€™invito, rivolto ai discenti, a soffermarsi sullโ€™etimologia delle parole, sulle loro evocazioni, sul loro potere generativo ma anche terapeutico. Lโ€™arte, infatti, possiede una forza curativa: insegna il coraggio di nominare le cose, anche quelle che imbarazzano, che fanno paura o che si tende a tacere.

Ad aprire i lavori sono state la dirigente scolastica prof.ssa Rosalba Zurzolo e lโ€™assessore alla cultura Domenica Bumbaca, che hanno sottolineato lโ€™importanza di una scuola aperta al territorio, capace di dialogare con la cittadinanza. Il convegno, infatti, era aperto al pubblico e ha visto la partecipazione di numerosi appassionati che si sono affiancati agli studenti nellโ€™ascolto attento dei relatori.

Gli interventi hanno declinato il tema della parola attraverso differenti discipline e prospettive. Lโ€™archeologo Francesco Cuteri, docente presso lโ€™Accademia di Belle Arti di Catanzaro, ha investigato il potere delle parole dette e di quelle omesse, soffermandosi anche sul valore del silenzio e accarezzando parole cariche di significato come โ€œsperanzaโ€.

Lโ€™antropologo Matteo Enia ha posto lโ€™attenzione su come la morte chiami in causa riti ed espressioni culturali differenti nel mondo, mostrando come, pur nella diversitร , emergano sorprendenti tratti comuni.

Lo storico britannico Oliver Hearn ha ripercorso il Novecento attraverso le trasformazioni semantiche della parola โ€œviolenzaโ€, evidenziandone lโ€™attualitร  e le molteplici declinazioni nel tempo.

La giovane ricercatrice di Cambridge Matilde Furfaro ha analizzato le difficoltร  con cui le โ€œcoseโ€ materiali trovano un nome e una collocazione allโ€™interno dei musei etnografici, mostrando come la denominazione influenzi la percezione e la memoria collettiva.

Infine, la psicologa Francesca Racco, con un approccio emotivo e legato alla quotidianitร , ha incoraggiato gli studenti a dare un nome alle proprie emozioni: farlo รจ giร  un atto di coraggio, un primo passo verso la consapevolezza.

Il convegno ha rappresentato unโ€™occasione preziosa per spingere gli alunni a guardarsi dentro, a riconoscere le emozioni per ciรฒ che sono e a comprendere che nominare significa esistere, comprendere, trasformare.

A seguire si รจ tenuto il quarto appuntamento del workshop di fotografia, anchโ€™esso inserito nel progetto, che ha ospitato il fotografo Giuseppe Vottari. Lโ€™artista ha fornito ai ragazzi strumenti tecnici ed espressivi per la realizzazione di uno scatto capace di raccontare e โ€œdare nomeโ€ alla realtร . Le fotografie confluiranno, insieme ai lavori prodotti con la fotografa Valentina Giovinazzo, in una mostra che vedrร  protagonisti gli studenti dei Licei Mazzini.

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