Il film “La donna delle farfalle”, proiettato al Cinema Vittoria di Locri, ha emozionato e coinvolto il pubblico, lanciando un forte messaggio sull’importanza della prevenzione in campo oncologico e sulla grande forza che nasce dalla resilienza. Il messaggio lasciato agli spettatori ha lasciato un grande valore di una scelta che si rivela fondamentale, la lotta contro la malattia e la possibilità di rinascere. Grazie all’organizzazione curata dall’“Angela Serra”, attraverso la propria segreteria e le volontarie, con il patrocinio della Città di Locri, in un clima di emozione e condivisione, nella Sala Blu del cinema Vittoria gli spettatori hanno vissuto momenti di emozione e molti si sono trovati coinvolti e trainati dalla narrazione cinematografica. Nato dal progetto artistico e sociale dell’Associazione OL3, presieduta da Alessandra De Cunto, che ha scelto attraverso il linguaggio universale del cinema di raccontare la malattia da lei stessa vissuta e la grande forza con cui è rinata. Il film ha trasformato dunque un’esperienza personale in un potente messaggio di consapevolezza e speranza. Magnifici i protagonisti Simona Cavallari, Enrico Lo Verso e la stessa De Cunto, in ruoli di grande intensità. In ruoli chiave appaiono, con altrettanto bravura, anche i locresi Antonio Tallura e Maria Pia Battaglia.

Presenti all’evento, condotto dalla giornalista Maria Teresa D’Agostino, le attrici Simona Cavallari e Alessandra De Cunto, accolte con grande calore, che hanno parlato con emozione e anche entusiasmo della nascita di un film che unisce valore artistico e impegno sociale, sottolineando l’importanza di scegliere avendo cura di sé stessi, amandosi.  

Sono intervenuti, inoltre, Fabiola Rizzuto, direttore U.O.C. Oncologia Locri, il prof. Massimo Federico, presidente Associazione “Angela Serra”, Attilio Gennaro, responsabile regionale Associazione “Angela Serra”, che hanno sottolineato l’importanza di messaggi che trovano mezzo di diffusione attraverso il cinema e il valore di una testimonial come Alessandra De Cunto, che ha scelto di mettere a nudo i propri sentimenti per offrire forza e speranza a quanti si trovano ad affrontare la malattia e spingere a una maggiore consapevolezza riguardo alla prevenzione. Stefania Fiato, storica dell’arte, ha evidenziato invece gli aspetti emozionali e artistici dell’opera che apre domande e desiderio di approfondire ancora i temi attraverso un lungometraggio.  

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