Quando un giornale muore, muore la democrazia di un territorio. È questo il monito lanciato da Lucio Luca, storica firma di Repubblica, durante l’intenso incontro tenutosi presso l’Aula Magna del Liceo Classico “Tommaso Campanella” di Reggio Calabria.

L’evento, inserito nella XII edizione della rassegna regionale “Un libro al mese: Visti da vicino”, è frutto di un solido protocollo d’intesa tra l’Associazione “Le Muse”, guidata dal prof. Giuseppe Livoti, e “L’Isola che non c’è” di Vibo Valentia, presieduta da Concetta Silvia Patrizia Marzano.
Al centro del dibattito, l’ultimo lavoro di Lucio Luca, “L’ultima spiaggia”, un’inchiesta che scava in uno dei casi più oscuri della cronaca italiana: il duplice omicidio dei carabinieri Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo, avvenuto nel 1976 nella caserma “Alkamar” di Alcamo Marina.
Luca ha ripercorso le tappe di una vicenda che sembra uscita da una spy story, ma che è tragicamente reale: Le false confessioni: Estorte con la violenza a giovani innocenti (come Giuseppe Gulotta, assolto solo nel 2012 dopo 36 anni). I depistaggi: Dalle false piste brigatiste alle ombre di Cosa Nostra. I misteri di Stato: I legami ipotizzati con l’organizzazione paramilitare “Gladio”. Sollecitato dalle domande degli studenti guidati dalla prof.ssa Silvia Laganà, il giornalista ha ribadito l’importanza della testimonianza e della memoria. In un’epoca dominata dal “politicamente corretto”, il rigore della ricerca resta l’unica arma per unire i punti di una Storia italiana che spesso nasconde la verità dietro facciate di convenienza. L’incontro si è concluso con l’auspicio che il giornalismo d’inchiesta continui a essere sentinella dei territori, affinché la luce della verità possa diradare anche le nebbie più fitte del nostro passato.

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