
Il 2 febbraio segna tradizionalmente la festa della Presentazione del Signore, giorno in cui Gesù bambino viene presentato al Tempio, popolarmente nota come giornata della Candelora. Per i soci dell’Anteas di Locri, questa data assume un significato profondo: è il momento in cui, come vuole l’antica tradizione, si volge un ultimo sguardo al presepe prima di riporlo, chiudendo ufficialmente il ciclo delle festività natalizie.
Quest’anno, la celebrazione ha visto i soci riuniti in un clima di grande serenità. La benedizione delle candele non è stata solo un rito, ma un momento di autentica riflessione. L’augurio che l’associazione ha rivolto a tutta la cittadinanza è che quella luce benedetta non resti solo un simbolo liturgico, ma si trasformi in luce e calore per i cuori, portando conforto e speranza nelle sfide quotidiane.
Al centro della giornata, un sentito momento di riconoscimento verso la comunità parrocchiale di Santa Caterina V.M. I soci hanno voluto esprimere pubblicamente la propria gratitudine a Don Giuseppe, il parroco, per la sua costante presenza e il prezioso supporto spirituale.

“La sua guida è per noi un punto di riferimento fondamentale,” hanno commentato i rappresentanti dell’associazione, sottolineando come il legame tra volontariato sociale e cammino spirituale sia il motore delle loro attività sul territorio.
Con la Candelora “l’inverno è fuori”, come recita il celebre detto popolare, e per l’Anteas questo passaggio rappresenta l’inizio di una nuova fase di impegno e solidarietà. Smontato il presepe, resta viva la scintilla di quel messaggio di pace che i soci si impegnano a portare avanti ogni giorno.
Anticamente questa festa veniva celebrata il 14 febbraio. La denominazione di «Candelora», data popolarmente alla festa, deriva dalla somiglianza del rito del lucernario, festa ebraica di cui parla Egeria («Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima», Peregrinatio Aetheriae, 24, 4), con le antiche fiaccolate rituali che già si facevano nei lupercali, antichissima festività romana che si celebrava proprio a metà febbraio. La somiglianza tra questa festività pagana e quella cristiana non è solo nell’uso delle candele, ma soprattutto nell’idea della purificazione: nell’una relativa all’usanza ebraica, nell’altra riguardo alla februatio.

