Non una celebrazione rituale, ma un esercizio di coscienza. Il convegno, che ha dato l’avvio ad un percorso formativo denominato Il respiro della storia, svoltosi martedì 27 gennaio presso i Licei Mazzini di Locri, in occasione della Giornata della Memoria, ha offerto agli studenti e alla comunità scolastica un’occasione preziosa per rileggere il passato alla luce delle urgenze del presente.

Promosso dall’ANPI Locri-Gerace, dal Liceo Mazzini e dal Comune di Locri, l’incontro si è inserito nel percorso Cammini di memoria e liberazione nei sussurri di Alvaro, Strati e La Cava, richiamando fin dal titolo l’idea di una storia viva, capace di parlare ancora, di interrogare, di inquietare.

Al centro della riflessione, la Shoah e i totalitarismi del Novecento, affrontati non come eventi lontani e conclusi, ma come ferite che continuano a insegnare. La memoria, è emerso con chiarezza dagli interventi, non può ridursi a un dovere formale: essa diventa autentica solo quando si traduce in responsabilità, quando genera anticorpi culturali contro ogni forma di odio, discriminazione e violenza.

I contributi dei relatori hanno accompagnato studenti e docenti in un percorso critico che ha messo in relazione la storia di ieri con gli scenari di oggi. Accanto al ricordo dell’Olocausto, spazio è stato dato a una riflessione ampia sui nuovi e vecchi totalitarismi, sui linguaggi che disumanizzano, sulle dinamiche di esclusione che ancora attraversano il nostro tempo.

In questo orizzonte, il pensiero non poteva non rivolgersi a Gaza, drammatico simbolo di una tragedia umanitaria che interpella le coscienze della comunità internazionale. Parlare di Gaza durante la Giornata della Memoria non ha significato sovrapporre storie diverse, ma assumere fino in fondo il senso della memoria stessa: riconoscere ogni vita come degna, denunciare ogni forma di violenza contro i civili, rifiutare l’indifferenza come postura morale.

La scuola, ancora una volta, si è confermata luogo privilegiato di educazione alla cittadinanza e alla pace. Un luogo in cui la storia non è solo materia di studio, ma diventa esperienza formativa, capace di generare domande scomode e necessarie. Educare alla memoria significa infatti educare allo sguardo critico, alla compassione, alla scelta consapevole di stare dalla parte dell’umanità.

Il respiro della storia ha ricordato a tutti che la memoria non appartiene solo al passato: è un compito affidato al presente e una promessa per il futuro. Perché solo una memoria vigile può trasformarsi in impegno, e solo un impegno condiviso può aprire cammini autentici di liberazione.

 

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