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Mentre i riflettori dei grandi network nazionali e internazionali sembrano affievolirsi, virando su nuovi fronti o stancandosi di una narrazione che dura ormai da troppo tempo, c’è una periferia del nostro Paese che ha deciso di non voltarsi dall’altra parte. La recentissima rassegna itinerante del documentario «Colpevoli di Palestina», documentario del 2025 che denuncia il processo in Italia contro tre giovani palestinesi (Anan Yaeesh, Ali Irar, Mansour Doghmosh) accusati di terrorismo, sostenendo che si tratti in realtà della criminalizzazione della resistenza palestinese, che ha attraversato Riace, Locri e Brancaleone, non è solo una manifestazione di solidarietà, ma un atto di resistenza intellettuale in un momento di profonda confusione giuridica e politica.

Al centro della mobilitazione, attraverso il documentario, c’è la vicenda di Anan Yaeesh, militante palestinese la cui odissea giudiziaria italiana appare come un inquietante specchio dei tempi. Se da un lato la Corte d’Appello dell’Aquila ha saggiamente negato l’estradizione verso Israele — riconoscendo il rischio di trattamenti inumani — dall’altro l’accusa di terrorismo basata su fatti avvenuti vent’anni fa in territori occupati solleva interrogativi pesanti.
Il fatto che la Cassazione abbia annullato le misure cautelari per i suoi compagni per «mancanza di gravi prove», mentre Yaeesh resta in regime di alta sicurezza in carcere, suggerisce una discrepanza che sa di politica più che di codice penale. Infatti, quando la giustizia utilizza categorie ampie e talvolta anacronistiche come il “terrorismo internazionale” per inquadrare lotte di liberazione o contesti di occupazione storica, il rischio è che il tribunale diventi una camera d’eco per equilibri diplomatici precari.
Ma non deve sfuggire quanto accaduto in questi ultimi giorni nella Locride. Perché risulta significativo che questa discussione abbia trovato terreno fertile proprio nella Locride. Un territorio spesso descritto solo attraverso la lente della cronaca nera si riscopre invece come spazio di elaborazione politica. Il Comitato Spontaneo “Locride per la Palestina” ha compiuto un’operazione culturale necessaria: rompere la semplificazione.

Come sottolineato da Andrea Filocamo durante la tappa di Brancaleone, presentare vicende di decenni fa come minacce attuali serve a costruire un “nemico interno” utile a giustificare modelli di controllo sempre più stringenti. La tesi del Comitato è provocatoria ma lucida: le tecniche di sorveglianza, detenzione e gestione delle popolazioni marginalizzate sperimentate nei territori occupati sono “prodotti da esportazione” che rischiano di contaminare anche le democrazie europee. La vera sfida lanciata dalla Locride perciò, non riguarda solo l’esito del processo del 2025, ma la nostra capacità di mantenere alta l’attenzione. In un’epoca di consumo rapido delle tragedie, dove l’indignazione dura lo spazio di un post, la scelta di tornare nelle piazze e nelle biblioteche discutere di atti processuali è un esercizio di democrazia che arriva dal basso.
La sentenza attesa nelle prossime settimane non riguarderà solo il destino di un uomo, ma dirà molto sullo stato di salute della nostra indipendenza giudiziaria. Se l’Italia saprà distinguere tra la prevenzione del crimine e la criminalizzazione del dissenso politico legato a contesti di occupazione, avremo ancora una bussola. Se invece prevarrà la logica della “punizione simbolica”, allora avremo perso un pezzo della nostra integrità giuridica. Nel frattempo, il segnale che arriva dalla Locride è chiaro: la periferia non è un luogo di silenzio, ma un avamposto di coscienza che si rifiuta di accettare una “lettura semplificata” della storia.

Giornalista iscritto all’Albo professionale della Liguria dal 1985. Esperienze professionali presso Emittente Radiofonica Radio Sud La Cometa e presso Emittente Televisiva Teleradio Sud con sede in Siderno (R.C.). Redattore presso emittente radiofonica Novaradio (Milano) su comando per assegnazione di Borse di Studio dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano. Ha lavorato per: Corriere della Sera, Insieme (Ed. Rizzoli), Corriere Mercantile; Gazzetta del Sud.
Ha collaborato per le pagine Scuola del Secolo XIX. Attualmente iscritto nella sezione pensionati dell’albo dei giornalisti della Liguria e con l’Agenzia Giornalistica ABA NEWS
Dall’aprile del 2021 Direttore responsabile di INCIPIT SISTEMA COMUNICAZIONE con una linea editoria innovativa.
