Cento anni di silenzio interrotti da un atto di giustizia storica. Maropati ha commemorato lo scorso 6 gennaio l’eccidio fascista del 1923, uno dei primi e più crudi segnali della violenza squadrista nella provincia di Reggio Calabria. La cerimonia, promossa dalla sezione ANPI di Polistena in sinergia con l’Amministrazione Comunale, ha visto la posa di una targa marmorea proprio nel luogo dove il sangue venne versato per un rifiuto di sottomissione. I fatti, ricostruiti durante l’evento, risalgono ai mesi immediatamente successivi alla Marcia su Roma. Durante una festa di paese, un gruppo di squadristi pretese che la banda musicale eseguisse l’inno fascista “Giovinezza”.

Al fermo diniego dei musicisti seguirono momenti di altissima tensione. Alcuni cittadini antifascisti intervennero per difendere la banda, ma il confronto degenerò rapidamente in una sparatoria. Sotto i colpi dei fascisti caddero Vincenzo Cavallaro e Vincenzo Cordiano.

L’eccidio di Maropati non fu un caso isolato, ma il preludio a una stagione di sangue che colpì duramente il territorio reggino, con episodi simili a Delianova, Seminara e Palmi.

“Il lavoro della memoria non si ferma”, ha dichiarato l’ANPI durante la cerimonia. “Restano aperti numerosi filoni di ricerca, dal ruolo delle donne nella Resistenza alla ricostruzione delle storie del Mezzogiorno, per restituire alle comunità pagine di storia a lungo rimosse.”

La giornata si è snodata attraverso tre momenti chiave:La posa della targa marmorea sul luogo del delitto, con gli interventi del presidente dell’ANPI Polistena, Francesco Mammola, e del sindaco di Maropati, Rocco Ciurleo, che ha ribadito la centralità dei valori democratici.Giorgio Castella (direttivo ANPI) ha ripercorso la cronaca del 1923 attraverso testimonianze dirette e documenti dell’epoca. Un corteo ha raggiunto la sede comunale per deporre un mazzo di fiori sotto la targa commemorativa sulla facciata principale.

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