![]()
Quello che è accaduto in questi ultimi giorni in America Latina, rischia di diventare un punto di non ritorno per le ragioni dell’equilibrio mondiale e la stabilità del diritto internazionale. L’operazione di polizia criminale internazionale, a tutela della stabilità e dell’ordine civile statunitense, si conclude con la cattura di Maduro, presidente del Venezuela, con un blitz lampo, durato non più di due ore e mezza, dei reparti speciali americani. Il capo di accusa mosso dagli Usa al presidente della Repubblica Bolivariana Venezuelana sarebbe quello di essere a capo di un cartello narco-terrorista che ha consumato nel tempo oltre il delitto di spaccio internazionale, anche quello di attentati ai danni della marina civile americana. La reazioni del mondo progressista della corrente chavista, castrista e bolivarista di paesi come Bolivia e Cuba sono state molto dure e gridano al terrorismo di stato occidentale e alla controaccusa agli Stati Uniti di essersi autoproclamati attore unico e indiscusso dell’ordine planetario.
Che il governo di Maduro fosse estremamente illiberale, questo è fuori discussione, che il presidenzialismo sudamericano soffra di un certo “caudilismo populista” anche. Che il regime sia stato repressivo nei confronti degli oppositori politici, e che non si sia risparmiato in violazione dei diritti verso i venezuelani nonché alcuni occidentali è un dato oggettivo. Sotto questo profilo, mai sono state più vere le parole di Angelica Balabanoff, la quale preferiva giustamente non etichettare come “socialismo” qualsiasi paese che raggiungesse solo una uguaglianza di forma, sacrificando le libertà individuali sotto il tallone della dittatura. Non è socialismo ciò che è autocrazia e dominio. E’ anche vero come il regime, sia sprofondato nel fenomeno dell’iperinflazione a causa della svalutazione del petrolio, come è indiscusso che siano stati costretti a ricorrere per aumentare il pil a partenariati economici con paesi gemelli come Cina, Russia, Iran, sgraditi all’Occidente.
Sul risiko internazionale assistiamo a una situazione di questo tipo: mentre la Russia vede le proprie forze militari impegnate in una guerra di logoramento sul fronte Ucraino, che costa alla U.E una quantità insormontabile di milioni di Euro, l’Orso Orientale ha perso il legame con la Siria di Assad, e sta pagando le destabilizzazioni di Iran e dello stesso Venezuela. Nello stesso tempo, la UE alle prese con la tenuta del fronte economico, la guerra dei dazi, vede sbriciolarsi la propria tenuta di credibilità sul piano internazionale. Mentre nello stesso frangente per i produttori di olio italiani inizia una crisi senza precedenti per via delle tonnellate senza dazi importate della Tunisia. In Italia si inizia già a parlare dell’ipotesi nuovo piano olivicolo, visto che la situazione inciderebbe negativamente sul Pil nazionale. Nonostante questo nel corso degli anni abbiamo visto la caduta dei regimi di Gheddafi e l’inizio delle primavere arabe, una pandemia, la guerra per il gas che passa sempre dall’Ucraina. In questi anni inoltre gli Usa hanno deposto le armi in Afganistan, regime che ora veramente si autofinanzia con le vie clandestine dell’oppio ormai gestito in situazione di monopolio degli estremisti islamici con tanto di burqa e diritti negati alle donne. Afgani dunque sacrificati in nome di un interesse che non coincide con quello occidentale, o meglio Trumpiano.
Orbene, indeboliti gli avamposti internazionali e i partneriati dell’asse economico russo, gli Usa si destano. La civiltà di Wall Street si è vista svalutare il dollaro, che è innegabilmente legato alla produzione del greggio. In poche parole mentre i paesi produttori aumentano la produzione petrolifera, il potere del dollaro- inferiore al potere dell’euro per via delle esportazioni della Ue- cade e ne ha ripercussioni interne alla società americana.
Ammesso e non concesso che Maduro sia stato un criminale politico, prima ancora che di Stato, catturarlo e processarlo per volontà unilaterale di una superpotenza segna un precedente pericoloso. Si scavalca la sovranità dell’Onu, non si esibiscono prove all’interno dell’assemblea generale, né si consente alla Corte Internazionale di giustizia di prendere posizione. Secondo precedente dopo la condanna per crimini contro l’umanità del premier israeliano, che rimane ancora senza una esecuzione specifica e con il silenzio e la tolleranza del mondo civilizzato. E’ la fine del diritto internazionale e del sogno della pace perpetua voluto da Kant. Se la forza vincolante dei trattati è questa, allora da domani mattina ogni superpotenza che siede al consiglio di sicurezza potrà agire come agivano a suo tempo gli imperatori romani, prendere il capo di uno stato canaglia e portarselo a casa con un blitz a proprio piacimento. Si discute perfino se si possa trattare di atto di guerra americano, visto che Maduro era considerato un presidente illegittimo, per elezioni invalide. Per sostenere questa ragione alcuni giuristi sostengono che prima del diritto tra stati viene il diritto dei popoli, ci viene da dire oppressi, bene. Non si è mai discusso in sede internazionale, e se lo si è fatto, non è pervenuta nessuna risoluzione sull’esercizio abusivo dei poteri del premier venezuelano. La verità è solo una, che Maduro non è stato consegnato dalla propria procura nazionale alle autorità americane, bensì è stato sottratto con aggressione armata. Si discute perfino se per lui valga l’immunità internazionale come capo di stato. A questo proposito bisogna dire che è stato arrestato Maduro, ma non è caduto il regime madurista, visto che l’esercito venezuelano ha investito del potere la numero due del regime Delcy Rodriguez. Quindi saremmo in presenza di un madurismo senza Maduro. Il prezzo del petrolio, è oggi in risalita con tenuta del dollaro. La cieca fiducia coltivata dal regime venezuelano, che il prezzo del greggio non scendesse mai, si è infranta contro gli embarghi e l’iperinflazione che ha messo il paese in ginocchio, l’esodo di 8 milioni di venezuelani, ha fatto il resto. Dove non arriva la potenza delle armi arriva la lunga mano economica che ha causato un’altra iperinflazione in Iran scatenando proteste di piazza contro il regime, già bombardato. Pare che la strategia sia un misto di dottrina Monroe e Reagan, ovvero far aumentare la spesa delle armi per erodere i competitors economici dall’interno. Lo sa bene l’Ue, che in queste ore si è impegnata con un asse di volontari per la pace in Ucraina, come se non bastassero le problematiche interne dei singoli stati che vedono giorno per giorno eroso il proprio welfare sanitario, infrastrutturale, scolastico e sociale. Non paghi di questo, la dottrina Trumpiana si spinge fino a ipotizzare l’occupazione della Groenlandia, che è danese, per poi ripiegare come se si fosse in presenza di un monopoli/risiko al suo acquisto. La cosa ha fatto infuriare tutta l’Europa democratica. In tutto questo mentre non sappiamo che cosa ne sarà degli accordi Eni in Venezuela, cosa su cui si potrà contare almeno sulla stima personale di Meloni e di Trump, preoccupano le sorti di Trentin rinchiuso da semplice cooperatore internazionale nelle carceri Venezualane come prigioniero politico da più di 365 giorni. La destabilizzazione del paese, occupato economicamente e sotto la pressione delle armi sine die, almeno fino alla transizione filoamericana sine die, ha aggravato ancora di più la svalutazione monetaria. La cosa preoccupa non poco visto che in Venezuela sono presenti italiani di seconda e terza generazione, un ceto borghese e benestante con un buon tenore di vita almeno fino a poco prima della rivoluzione chavista. La destabilizzazione, la crisi del diritto internazionale comunque non sta giovando di certo all’Europa, attore di secondo piano, il cui potere economico viene eroso dalla guerra dei dazi e dalla corsa agli armamenti. L’obiettivo è mettere economicamente in ginocchio tramite logoramento Usa e Ue e gestire le leve delle risorse energetiche. Mentre scriviamo pare che la situazione stia peggiorando, anche perché pare che una petroliera russa la Marinera sia stata abbordata e sequestrata dalla Marina Usa. La speranza è che da domani, il Venezuela possa prendere in mano le redini del proprio destino, recuperando spazi di democrazia, questa volta parlamentare, e che possa avere un futuro degno delle sue possibilità. Basti pensare che esiste più petrolio in Venezuela, nella cintura dell’Orinoco che in tutta l’Arabia Saudita, con una capacità di esportazione pari al 20 % del totale mondiale. Solo un ritorno alla democrazia, meno cruento possibile, e nella piena consapevolezza democratica del suo popolo, potrà tornare ai fasti di quando era nota come la “piccola Venezia”. Il ciclo di caduta economico venezuelano iniziato negli anni 70 si chiude con una pagina brutta, con la crisi del diritto internazionale, atti da impero, per non dire coloniali e bullismi internazionali. Mentre il mondo resta a guardare. Solo la fine dei suoi caudillismi populisti, e il ritorno alle democrazie parlamentari sarà foriero di un roseo futuro, sempre che la situazione non degeneri sullo scenario mondiale. Dal canto di chi scrive solo una socialdemocrazia, o un socialismo liberale potranno dare al paese il volano per ripartire.

Domenico Principato è nato il 19.05.1985, fossatese di origine, si è laureato in legge con due tesi sulle consociabilità storiche e moderne e sulla rivisitazione della legge Spadoni Anselmi. Già giovane scrive il romanzo Parole d’assalto e inizia l’attività di Terzo Settore con i Fossatesi nel mondo, occupandosi di cultura. Vive da quattro anni a Bova Marina, dove collabora con l’Associazione socio-culturale Thétis APS. Ritornato in Calabria dopo tre anni di pubblica amministrazione nel Nord Italia, lavora a Reggio Calabria sempre nella p.a. . Si occupa di storia, saggistica, sviluppo sociale dei paesi in via di spopolamento e continua nella ricerca sulle consociabilità meridionali. È impegnato nel diffondere la cultura in genere.
