Come dover vivere e come dover essere, questo è oggi il dilemma, che nel mondo fluido che abbiamo lasciato crescere senza ostacolo costituirà un quesito attanagliante per qualche giorno… prima di morire come la nostra soglia di attenzione sociale ormai troppo breve.

Ad oggi, nel Bel Paese, molti magistrati decidono di mutilare una famiglia scegliendo di dividere i figli dai genitori senza la base di un supporto normativo. Questo perché nessun infante è suscettibile di essere sequestrato, tantomeno nelle ipotesi di conflitto tra i genitori.

Una pratica ormai troppo abituale da parte dei giudici minorili, che paradossalmente, in situazioni di disagio sociale o economico intervengono con strumenti autoritativi che sono simili a quelli degli ordinamenti totalitari.

Si evidenzia un fenomeno non ammissibile ma dalle cause ben precise che emergono leggendo atti e osservando il “modus operandi” con cui questi prelievi vengono effettuati; in primis a mettersi in evidenza è il contesto economico che vede questi bambini prelevati forzosamente per entrare in un circuito di mercato, quello degli affidamenti e delle adozioni.

Un interesse che arriva a sfiorare i due miliardi di euro l’anno di denaro pubblico, che gestiti da enti privati ed istituti religiosi, sovvenzionano comunità in cui questi bambini prelevati vengono ricoverati guadagnando una cifra giornaliera per ognuno.

La cosa grave, come alcuni Giudici dello stesso tribunale dei minori stanno affermando pubblicamente, è che tutto questo avvenga tramite istituzioni, assistenza sociale e magistratura, che risultano quindi fortemente contaminate da queste tipologie di interessi.

La responsabilità proprio di questi ultimi, i magistrati, oltre che quella del CSM, parrebbero essere preoccupanti, non essendosi mai spesi per tutelare i cittadini ma piuttosto per tutelare i giudici accusati di mettere in opera questo sistema pericoloso ed incisivo sulla società.

Non si tratta di casi residuali e i minori allontanati, per lo più forzatamente, sono in Italia trentacinque mila (35000), giustificati dall’attribuzione immotivata di giudizi sulla personalità dei minori o dei genitori fondati spesso solamente sul sospetto.

Un meccanismo perverso che risveglia la memoria di una cronaca recente, su quello scandalo di Bibbiano, che dopo aver scavato tanto in profondità da arrivare troppo in alto ha visto cadere le accuse per frantumarsi a terra lasciando dietro di sé solo un epitaffio: Canis canem non est (che ha il significato metaforico di “i farabutti non vanno l’uno contro l’altro”).

In questo specifico caso, lo Stato è intervenuto per garantire l’incolumità fisica, la salubrità dell’ambiente e, soprattutto, il diritto dei bambini alla socializzazione e ad un equilibrato sviluppo psicologico, ritenendoli compromessi dall’isolamento, nonostante studi approfonditi dichiarino apertamente che l’homeschooling aiuti il bambino a sviluppare quelle caratteristiche personali che poi saranno un sostegno psicologico qualora decidessero di avere uno stile di vita tradizionale.

Inoltre i genitori sono stati accusati di aver “fatto uso dei propri figli allo scopo di conseguire un risultato processuale… invocando pressioni dell’opinione pubblica”, esponendo i bambini e trasformandoli in “strumenti mediatici”. Essi sostengono che si tratti di una scelta di vita consapevole e che i loro figli siano felici, crescano in armonia con la natura in un ambiente protetto ed adeguato.

Una cosa è certa, non tutti amano allo stesso modo, perché ogni famiglia è una monade che differisce dalle altre nella pratica, nelle usanze e nelle affermazioni.

Un genitore può dare tutto, preoccuparsi e garantire, ma questo non assicura di essere nel giusto ed è assurdo che dopo tanta evoluzione sociale e intellettuale qualcuno decida di comandare il cuore di un altro.

Provare a cambiare un cuore è cosa inutile, perché dove alcuni vedono errori potrebbe esserci un dono incomprensibile ai molti… un diritto da attuare senza il dovere di farsi capire. Forse dovremmo smettere di misurare il valore su quanto venga dato o da ciò che viene ricevuto in cambio.

Alcuni, compresi coloro che prendono decisioni, non potranno mai comprendere a pieno dall’esterno un atto d’amore, e la presunzione di farlo parla più di loro che di chi invece cambia la propria vita, ponendosi contro corrente per risalire un fiume avvolti dai flutti contrari dell’opinione diffusa.

La vita nel bosco è una vita lenta, ma non una perdita di tempo, perché forse costoro stanno costruendo qualcosa che abbia un vero significato per loro, anche se qualcuno non lo comprende o non vuole comprenderlo. La lentezza non è fallimento come il silenzio non è debolezza, perché anche il più piccolo passo è un progresso che non deve essere ingannato dal confronto con gli altri.

La strada di ognuno di noi è diversa e proprio per questo vale la pena percorrerla, vale quindi la pena andare avanti perché ciò che cresce con pazienza vive delle regole del bosco, diventa radice e ciò che ha radici forti non può essere scosso.

Un cuore certe volte si chiude al mondo per protezione, ma ogni cuore ha una chiave che apre le porte per lasciare entrare. Un cuore certe volte si nasconde nel fitto di un bosco, per scappare e non farsi trovare, ma lasciando sempre un sentiero sterrato per essere raggiunto. Forzare  e spianare non è comunicazione e non è mai una soluzione, e quella violenza sociale da cui nascondevano i loro tesori più dolci, li ha raggiunti anche laggiù, rubando loro il silenzio e accecandoli con la luce artificiale di un progresso non voluto… forzando e spianando.

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