Riscopriamo le antiche tradizioni italiane che hanno ispirato la festa anglosassone: zucche illuminate, dolci dei morti e tavole imbandite per accogliere i nostri cari defunti. Una notte di memoria, affetto e dolcezza… tutta italiana. La parola Halloween deriva da All Hallows’ Eve, che significa la vigilia della festa di Tutti i Santi; durante questa notte i defunti ritornano sulla terra per rivisitare i luoghi del passato ed i propri cari ancora in vita.
Un’antica tradizione vuole che in molte regioni italiane, alla vigilia di Ognissanti lo spirito dei nostri cari ritorni tra noi viventi.

I dolci più comuni che si consumano nel giorno di Ognissanti ed anche il 2 Novembre, sono la tradizionale frutta martorana, conosciuta anche con il nome popolare di ”morticeddhi” ed i biscotti di pasta garofanata chiamati ossa di morto. Ma ci sono anche le Dita degli Apostoli, crepes farcite con crema e marmellata o cioccolato; il Grano dei Morti, preparato con chicchi di grano tenero bolliti e conditi con mosto cotto, cioccolato, canditi e noci. E dei biscotti che ricordano le Fave, il piatto dei banchetti funebri, poiché considerate custodi delle anime dei defunti, in quanto le loro radici possono raggiungere il mondo dell’Ade avvicinandolo al nostro.
Ma la zucca? In particolare in Calabria, si usava andare per le strade con delle zucche intagliate a forma di teste sdentate, illuminate all’interno da una candela o lumino, a simboleggiare proprio le teste di morto. Le zucche così preparate venivano poste sui davanzali delle finestre delle case e lasciate illuminate per tutta la notte. Questa tradizione è l’archetipo di quella anglosassone che interessa la festa di Halloween.
Tutto questo serviva, sicuramente, per esorcizzare la morte e sentire i propri cari ancora vicino; forse, per i bambini affinché non avessero paura dei loro morti, infatti, era tradizione fargli ritrovare al mattino dolci o giochi che qualche parente defunto aveva lasciato durante la notte. E tra incredulità e paura, anche un pizzico di gioia per quanto ricevuto.
Si festeggia Halloween come tradizione della globalizzazione, disconoscendo forse l’origine italiana della tradizione della vigilia di Ognissanti del Sud Italia, che non prevede travestimenti, poiché quando i nostri cari ritorneranno a trovarci avranno il bisogno di rivederci, non dobbiamo confonderli, quindi, con false identità.
Tra le varie usanze ce n’è una significativa, quella di lasciare la tavola bandita durante la notte per i cari defunti, con un torso di pane, formaggio, olive e possibilmente con del buon vino, castagne, un mazzo di carte da gioco ed una lucina accesa che illumini la tavola. Una tradizione questa che, secondo le usanze, può interessare, in alcune regioni, invece, la vigilia della Commemorazione dei defunti, la notte tra l’1 ed il 2 di Novembre.
I ricordi degli anziani confermano questa tradizione, quando da bambini andavano di casa in casa bussando alle porte di vicini e parenti, i quali porgevano loro dolci o monetine… un gesto compiuto” per l’anima dei morti”. Questa era la nostra vigilia della festa di Tutti i Santi, oggi un pò alterata da Halloween.
Sarebbe bello se si ritornasse alla nostra tradizione italiana, in questo caso calabrese, facendola conoscere a tutti i bambini che vogliono festeggiare ‘Halloween’ e agli adulti, affinché glielo lascino festeggiare ma com’è nostra tradizione e magari chiamare questa notte con il suo nome italiano: la vigilia di Ognissanti o vigilia della Commemorazione dei defunti (se si vuole seguire la tradizione di imbandire la tavola tra l’1 ed il 2 Novembre). Ricordandosi poi di rispettare il silenzio in questi due giorni di ricordo e commemorazione.

Promotrice culturale dell’Area Grecanica, sul territorio di Bova Marina e Palizzi, dedita da sempre all’attività di volontariato.
Fondatrice e Presidente pro tempore dell’Ass. Thétis APS svolge attività di volontaria e referente territoriale AIRC sul territorio di Bova Marina.
Ha al suo attivo le pubblicazioni:
Pubblicazione testi poetici all’interno “Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei”, di Aletti Editore; Pubblicazione Il ritratto di me; In questa notte senza tempo; Il rumore del silenzio; La giacca blu; Credetemi è accaduto…; Una donna libera. Alda Merini la poetessa della gioia.
