Quella stessa Nobile Accademia che in San Maurizio ritrova i propri ideali e che ne trasporta nel tempo gli insegnamenti, ha aperto il proprio anno accademico alla neonata Delegazione di Reggio Calabria che, per l’occasione, e per la natura apolitica dell’Associazione, ha voluto dedicare l’evento alla Pace.

Il Delegato cittadino Cav. Giuseppe Tripodi, alla presenza del Rettore il Duca don Fabrizio Mechi, hanno così lanciato un messaggio, esortando la riflessione verso la ricerca di quell’equilibrio che unisce tramite il dialogo e che accresce anziché dividere.

La Pace, secondo il pensiero degli intervenuti, si manifesta nelle piccole azioni di gentilezza, in un sorriso, nel tendere una mano a chi ha bisogno, nel difendere chi è più vulnerabile, nell’affrontare se stessi in quanto unico vero nemico, nel contrapporsi alla prepotenza in essere anche in noi stessi e sconfiggersi, per poi allungare una mano verso chi è rimasto indietro a lottare col proprio Demone.

“La Pace non è nelle urla di vittoria o nel silenzio della sconfitta, ma è un dialogo sussurrato che preme le labbra fino a sfiorare il prossimo, in un abbraccio in cui vincere o perdere assumono lo stesso significato di comprensione”, ha sostenuto uno dei relatori.

E solo dopo l’intervento di Enzo Petrolino che ispirato dalla poesia di San Francesco ha descritto la realtà dei tempi moderni, il Garante per l’infanzia Emanuele Mattia ha esortato tutti i presenti alle piccole azioni: “Non servono grandi gesti: bastano la quotidianità fatta di ascolto, protezione, educazione e dialogo. Rendere fertile il terreno per una società capace di generare un futuro migliore”.

Nelle parole dei relatori tutti, come in quelle del Rettore, traspare una verità assoluta come il calore che porta, che non vede la pace come semplice assenza di conflitto, ma rievocante l’eudaimonia Aristotelica e la giusta polis Platonica per concentrarsi sulla ricerca di una Pace come valore universalmente riconosciuto, che permette a tutti di sviluppare sé stessi liberamente, senza dover lottare per i propri diritti o essere ostacolati da barriere o pregiudizi.

Non solo un silenzio alle armi, ma un nuovo assetto positivo dell’anima che ripudia l’ingiustizia in nome di una possibilità di una vita felice e virtuosa per tutti, a livello individuale, sociale e internazionale. Relegando il diritto alla guerra come una dissennatezza pura e la causa di ogni male che non combatte i popoli ma la ragione stessa e la civiltà.

Una pace personificata, non collettiva come il senso di guerra, che cerca e trova le proprie origini e forza nell’individuo razionale e nella fede che sfiora lo spirito, dove non cercare la strada giusta in quanto la pace deve risultare essere l’unica percorribile perché non c’è rifugio più quieto dell’anima.

La serata si è poi consumata dopo la cena, curata dal noto Chef Filippo Cogliandro, e i festeggiamenti per le nuove cariche accademiche, che ha visto l’entrata in Accademia di molti nomi illustri distintisi per doti umani e professionali.

Non è un caso che la Pace auspicata dalla Nobile Accademia Internazionale Mauriziana nasca, e si voglia irradiare, proprio dalla nostra Calabria a cui l’Italia deve l’origine del suo nome, alla sua inedita e straordinaria identità che ci fa distinguere e ci emoziona… da qui, alziamo gli occhi al cielo e radichiamo i piedi per terra, lanciamo lo sguardo e ritorniamo qui, dove tutto è iniziato, e dove poter ricominciare.

Speriamo che il messaggio di Pace diventi l’insegnamento che ogni tipo di competizione porta alla lotta, che la cooperazione è l’unica arma degna di essere imbracciata e l’unica moneta con cui comprare il domani.

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