Pare inutile tentare di trarre le conclusioni di una vita solo quando questa finisce. Ed Emilio Fede, nel bene e nel male, è stato un protagonista dell’informazione italiana che spesso, e solo forse involontariamente, lo è diventato anche dell’intrattenimento.
Vittima sacrificale di quella satira pungente che oggi non esiste più, Il dott. Fede è stato, ed è tutt’oggi, un “meme” che conoscono persino quei giovanissimi che non hanno avuto modo di vederlo nei panni di Direttore della testata giornalistica targata TG4.
Mondano e spregiudicato, il Direttore Fede è stato un giornalista che ha inventato l’informazione faziosa, primo di una sequela di eredi che oggi imperversano ovunque, il primo di tanti servitori al soldo del padrone, pronti ad immolarsi al posto loro o per inculcare la propria ideologia nelle menti fragili come un imbonitore filibustiere.
La sua dottrina oggi è scuola per molti, tra destrorsi che pensano ai poveri e comunisti dall’animo piccolo borghese, ed è ancora l’insegna oggi di un’ipocrisia del mestiere giornalistico del dire e del non dire, dello scegliere gli argomenti proponendo i propri, del cercare di deviare l’attenzione popolare sui temi scabrosi per cui il potente di turno potrebbe rattristarsi.
La carriera di Emilio Fede può essere vista come uno specchio dei cambiamenti socio-culturali che hanno attraversato l’Italia. La sua figura non è solo quella di un giornalista, ma di un protagonista che ha contribuito a ridefinire il confine tra informazione, intrattenimento e politica, generando un dibattito ancora oggi attuale sulla natura e sul ruolo del giornalismo nell’era moderna, e ponendo la riflessione sulla deontologia mancata e sulla strumentalizzazione dell’informazione.
Novantaquattro anni tra scandali, tribunali e donne di facili costumi hanno costruito un vecchio arcigno e iracondo contro tutto e tutti, una marionetta floscia senza nemmeno più una mano a governarla, un corpo senz’anima che oggi pare fotografato in molti giornalisti e giornaliste, ma che hanno imparato la lezione di non palesarsi troppo.
Tanti TG hanno succeduto il suo mostrandosi forse, se possibile, peggiori… sicuramente più subdoli e privi di vergogna… meno simpatici. Proteggerà i suoi eredi da lassù, dalla poltrona di plastica placcata d’oro dove siede, in un angolo di un palazzo reale dove non comanda neppure se stesso, salutando la vita in cui sempre ha voluto l’ultima parola e da lassù tacere per sempre.
Arrivederci Direttore, finalmente rincontri colui che avevi eletto a tuo padrone, ogni tanto guarda in basso e fai un saluto a quei tuoi colleghi che, peggio di te, riempiono i palinsesti mentendo e imbrogliando i sempre meno creduloni disposti a credere ad un giornalismo che tu stesso hai rovinato.

Sentitevi liberi di leggermi senza conoscermi.
