Erano le 8 e 10 dell’8 agosto 1956 quando nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio, le scintille causate dal corto circuito fecero incendiare 800 litri di olio in polvere e le strutture in legno del pozzo. Il montacarichi, avviato al momento sbagliato, urtò contro una trave d’acciaio dell’alta tensione. Persero la vita 262 operai, appartenenti a 12 nazionalità diverse, 136 erano italiani, moltissimi originari della Calabria. In quella miniera lavorarono operai quasi tutti provenienti dal Mezzogiorno d’Italia e buona parte erano calabresi originari di Reggio Calabria, Cosenza, San Giovanni in Fiore, Caccuri, Cerenzia, Castelsilano, Santa Severina, Rocca Bernarda, Savelli, Scandale, di tutta la Sila e dell’intero Marchesato di Crotone. La miniera, operativa dal 1830, aveva manutenzione minima e utilizzava legno per le strutture interne. L’incendio, iniziato nel pozzo d’entrata dell’aria, rese inaccessibili le vie di fuga. I soccorsi, iniziati alle 8:25, furono ostacolati dal fumo e dai danni ai cavi degli ascensori. Solo 13 minatori fra quelli presenti quell’8 agosto in miniera sopravvissero. Il tentativo di trovare qualche superstite si protrasse per due settimane, ma al 22 agosto fu chiaro che oramai non c’erano che cadaveri nei pozzi.

Tra il 1946 e il 1956 più di 140mila italiani varcarono le Alpi per andare a lavorare nelle miniere di carbone della Vallonia. Era il prezzo di un accordo tra Italia e Belgio che prevedeva un gigantesco baratto: braccia in cambio di carbone. Infatti l’Italia doveva inviare in Belgio 2mila uomini a settimana e, in cambio dell’afflusso di braccia, Bruxelles si impegnava a fornire a Roma 200 chilogrammi di carbone al giorno per ogni minatore. In ricordo della tragedia, oggi la miniera Bois du Cazier è patrimonio Unesco e l’ 8 agosto è divenuta la “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” per ricordare l’amarezza della partenza, la bruciante nostalgia per la propria terra, la disperazione mista alla speranza di raggiungere quel benessere che nella propria località non è stato possibile realizzare, le discriminazioni subite e le ristrettezze economiche patite ascoltando quella voce dal di dentro che dice “Ritornerò!”.
“Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti” C. Pavese
Ieri, in Italia la tragedia dell’8 agosto è stata ricordata specialmente in quei quei paesi da dove provenivano la maggior parte dei minatori. Anche Cinquefrondi si è unita nel ricordo con una nota inviata alla stampa da parte del sindaco Michele Conìa.

La redazione, composta da professionisti e collaboratori volontari, è il cuore pulsante della nostra testata. Una comunicazione basata su aggiornamenti quotidiani da uffici stampa, amministrazioni locali e nazionali, associazioni operanti sul territorio, il mondo della cultura, quello considerato degli ultimi, il mondo dei diversamente abili con la cronaca degli eventi.
