Centocinquanta giubbotti catarifrangenti sono stati consegnati questa mattina alla Caritas Diocesana di Locri-Gerace nell’ambito del progetto “Bici in Sicurezza”, promosso dal Rotary Club Reggio Calabria Sud Parallelo 38, in collaborazione con la Prefettura di Reggio Calabria.

La cerimonia si è svolta nella sede della Caritas in via Cusmano, alla presenza di autorità istituzionali, religiose e rappresentanti del mondo del volontariato. Tra i presenti il prefetto Clara Vaccaro, il vescovo di Locri-Gerace, mons. Francesco Oliva, il presidente del Rotary Club Paolo Albino, il presidente del Consiglio comunale di Locri Domenico Maio, oltre a delegazioni del Rotary e della Caritas locale.

«Chi si muove in bicicletta spesso è invisibile agli occhi degli automobilisti – ha dichiarato il prefetto Vaccaro –. L’utilizzo dei giubbotti catarifrangenti è fondamentale non solo per la sicurezza stradale, ma anche come segnale di attenzione verso le persone più fragili. È un gesto concreto di inclusione e di rispetto delle regole».

Nel corso della visita agli spazi della Caritas, la prefetta ha sottolineato l’importanza della sinergia tra istituzioni e realtà del terzo settore: «Le istituzioni non possono arrivare ovunque da sole. È grazie alla collaborazione con soggetti come la Caritas che possiamo colmare le distanze sociali e rispondere meglio ai bisogni del territorio».

L’idea del progetto è nata all’interno del Rotary Club Reggio Calabria Sud Parallelo 38. «Abbiamo pensato a chi utilizza la bicicletta – ha spiegato il presidente del sodalizio Paolo Albino –  non per scelta, ma per necessità. Offrire un presidio di sicurezza come un giubbotto catarifrangente significa proteggere la vita. Abbiamo scelto la Caritas come luogo simbolico, perché è lì che si incontrano fragilità e solidarietà».

A sottolineare il lavoro di squadra anche Antonio Squillace, presidente della Commissione Rotary Foundation: «Il progetto è il frutto di una rete. Nulla si costruisce da soli. Il prefetto ha avuto la sensibilità di proporre l’iniziativa, e da parte di tutti c’è stata disponibilità concreta, anche oltre i confini formali».

Parole di apprezzamento anche da parte del vescovo Francesco Oliva, che ha definito l’iniziativa «un gesto semplice ma significativo verso una comunità spesso invisibile. Questi giubbotti proteggono, ma soprattutto rendono visibili persone che troppo spesso restano ai margini».

Sulla stessa linea la direttrice della Caritas Diocesana, Carmen Bagalà, che ha evidenziato come «la Caritas non sia solo pacchi alimentari, ma un luogo dove si costruiscono relazioni, si ascolta e si prova a rispondere ai bisogni. La presenza del prefetto è un riconoscimento forte del nostro impegno quotidiano».

Il progetto “Bici in Sicurezza” rappresenta così un piccolo ma importante tassello verso una mobilità più sicura e inclusiva, dove anche un semplice giubbotto può diventare simbolo di dignità, tutela e cittadinanza attiva.

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